Sicurezza
Una poltrona per due, Tafi e Metti allo sprint del ciclismo toscano
Sicurezza sulla strada, Covid, rapporti con le istituzioni, crescita del vivaio: ecco tutte le proposte
Marco Sabia
Dalla bici che rimbalza sulle pietre del pavé della foresta di Arenberg a una sfida più comoda, ma solo dal punto di vista fisico. Andrea Tafi – vincitore della Parigi-Roubaix, del Fiandre e del Lombardia – si è candidato alla carica di presidente del Comitato regionale di ciclismo; le elezioni si terranno domenica a Montecatini Terme e la sfida con l’avversario Saverio Metti si preannuncia all’ultimo voto. Tafi – fucecchiese di nascita e trapiantato a Lamporecchio per lavoro, dove ha un agriturismo – vuole restituire al ciclismo toscano lo splendore di un tempo, cercando al contempo di resistere alle difficoltà del periodo Covid.
Tafi, perché è sceso in campo?
« Perché sono stati tantissimi a chiedermelo e dopo averci pensato a fondo ho deciso di farmi avanti. La Toscana ha dato moltissimo al ciclismo e può dare altrettanto in futuro, dobbiamo soltanto creare le giuste condizioni. Sono conscio che ho tutto da perdere e che non ho nessun altro interesse se non il futuro del ciclismo toscano. E stavolta non voglio arrivare da solo al traguardo come nel velodromo di Roubaix ma insieme a tutti i toscani che hanno a cuore il nostro sport»
Cosa prevede la “ricetta Tafi”?
«I giovani (maschi e femmine alla pari) saranno il punto di partenza. E anche le loro famiglie, perché purtroppo a volte il ciclismo è visto come uno sport pericoloso. Da questo punto di vista dovremo prendere spunto da Belgio e Olanda, dove gli allenamenti si svolgono con lampeggianti e auto a chiusura del gruppo, per avvertire della presenza degli atleti. Senza dimenticare la necessità della multidisciplina, perché i recenti successi di Van Aert, Van Der Poel e ancora prima di Sagan dimostrano che è importante integrare pista, strada e fuoristrada».più».
Qual è la situazione del vivaio toscano?
«Abbiamo tanti ottimi prospetti e a maggior ragione non dobbiamo disperdere questo patrimonio enorme. La bici deve essere un sogno, ognuno deve avere la possibilità di emulare le imprese dei grandi campioni. Ma prima dei campioni, servono i giovani».
Come si superano le difficoltà causate dal Covid?
« Stando vicini alle società, perché in questo momento gli sponsor fanno fatica. Come fa un imprenditore anche appassionato a sostenere una squadra quando ha magari 20-30 operai in cassa integrazione? Il Covid ci ha tarpato le ali, ma noi non ci siamo arresi. Uniti dobbiamo resistere e porre le condizioni per un futuro migliore, sebbene ci si presenti davanti un biennio non semplice. Al netto di questo ogni società che molla, ogni organizzatore che getta la spugna è una sconfitta che va evitata».
Quale sarà il rapporto con la Regione?
«Se verrò eletto, andrò a parlare col presidente Eugenio Giani per discutere di strategie future. Il ciclismo è un gigantesco sistema di promozione e un volano per il turismo; basti pensare alle Strade Bianche, a quella lunga diretta che mostra al mondo gli scorci fantastici della Toscana». —
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