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Società fiaccate da oltre dieci mesi di inattività, ora sembra esserci una luce in fondo al tunnel

Alessio Alessi
Un muro dei giocatori del Volley Prato
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Un muro dei giocatori del Volley Prato

Le società di Prato si sono ingegnate per cercare soluzioni sui social e in sicurezza durante l’estate ma è stata dura 

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PRATO. Stilare il bilancio 2020 della pallavolo pratese non è complicato è semplicemente impossibile.

Le ultime gare ufficiali dei massimi campionati regionali si sono giocate il 23 febbraio e da allora più niente. Atleti, allenatori e dirigenti si sono affannati per dieci mesi in allenamenti estenuanti. Sedute rese faticose dalle mille, pur necessarie, procedure di sicurezza stabilite dai protocolli sanitari.

Lo sforzo iniziale, compiuto nei mesi del primo lockdown, è stato superato d’un balzo con lo spirito e l’abnegazione dell’atleta. Pur nel dramma generale a prevalere sono stati la voglia di ribellarsi ad una situazione difficile, di dimostrare di essere più forti del virus. In fondo l’estate era vicina e la ripresa di settembre sembrava vicina e possibile. Poi, però, l’illusione è stata spazzata via dalla realtà della seconda ondata e la stanchezza si è fatta sentire anche per il nostro volley. A rendere però ancora più estenuanti e frustranti gli allenamenti, a questo punto sono stati due fattori sopra gli altri. Il primo e più logico è stata la mancanza di un orizzonte agonistico certo e credibile. La ripresa del volley di base si è allontanata ed è slittata velocemente verso l’inizio del 2021 senza però che anche questa data potesse essere ancorata a certezze granitiche. Il secondo fattore sono state le mille incertezze, retromarce, litigi che hanno contraddistinto l’operato dei vertici dello sport nazionale, in primis Coni e Fipav.

Ai più è sembrato che si siano tutelati solamente i vertici delle varie discipline sportive. Un po’ perché come ovvio solo lì erano presenti anche le risorse finanziarie a garantire l’attività in condizioni complicate come quelle dell’emergenza sanitaria. Un po’ perché alla fine, nella vecchia logica del “panem et circenses”, tenere attivi i grandi tornei nazionali ed internazionali risultava funzionale alla gestione degli umori di una cittadinanza stanca e depressa dopo mesi di restrizioni e chiusure. Arrivati a gennaio ed al 2021 la data della ripresa dell’attività è ancora una chimera, anche se ad esempio per la Serie B lo start è fissato per il 23 gennaio. Serie C e giovanili, tornati a risultare come “campionati di interesse nazionale”, hanno ripreso gli allenamenti. All’alba del nuovo anno, quello che il volley può chiedere alle istituzioni, sportive e non, è serietà. Dalla Fipav, che in generale ed a livello nazionale si è mossa tutto sommato bene nella ricerca di una linea di sicurezza e di tutela dei propri atleti soprattutto di vertice, oggi le società di base possono pretendere una linea chiara e coerente anche nei loro confronti. Del resto, la pallavolo di vertice senza il movimento di base non potrebbe esistere o comunque avrebbe vita breve ed allora le nostre società meritano rispetto e considerazione.

Due campionissimi come Andrea Zorzi ed Andrea Brogioni lo hanno capito dando visibilità alle società di base portando nelle palestre e nei palazzetti della provincia, tra cui anche il Keynes di Prato, la loro trasmissione “After Hours, la Superlega di notte”. La speranza è che adesso lo capiscano anche i vertici del nostro sport. La Fipav ma anche la Lega Pallavolo di Serie A maschile e femminile. In conclusione, infine, ogni bilancio che si rispetti, anche quello impossibile di questo terribile 2020, non può concludersi senza assegnare un premio virtuale al più meritevole. Un premio che ci sentiamo di assegnare a tutti i dirigenti e gli allenatori delle società pratesi del volley che, anche in una prova così dura, hanno dato dimostrazione di generosità, serietà, inventiva e passione per questo sport. —

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