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Ci sembrerà di sentire Ameri. La domenica riscopre il calcio

Giorgio Billeri
Enrico Ameri e Sandro Ciotti
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Enrico Ameri e Sandro Ciotti

Sette match inizieranno alle 15: non accadeva dal 1998 Il regalo ai nostalgici di un calendario super-compresso

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Ventidue anni e spiccioli dopo, la Serie A torna a giocare tutte le sue partite di domenica, alle 15 il clou. Sette partite su dieci in contemporanea. Un colpo al cuore, per i nostalgici del calcio che fu, quello che non vedevi (almeno fino agli highlights delle 18) ma che sentivi, percepivi, immaginavi. La voce di Ameri, le interruzioni di cartavetrata di Ciotti, le zingarate da serie cadetta di Ezio Luzzi hanno colorato le nostre domeniche, hanno reso un gioco un simbolo nazionale. Alternative non ne esistevano: le paytv erano nella mente di un giovane Murdoch, la Rai si limitava a trasmettere un tempo del match clou o affidava agli indimenticabili inviati dai campi, coordinati da Paolo Valenti, il racconto per immagini delle partite.

Com’era bello quel calcio mediato dalle parole. E oggi, ma anche mercoledì con il turno dell’Epifania, per una curiosa congiunzione astrale, tutto questo tornerà. Almeno a beneficio dei milioni di italiani, non pochi, che non sono abbonati alle televisioni a pagamento.

Sarà come tuffarsi nell’Italia degli anni Settanta e Ottanta, quando la radio era una porta aperta sull’immaginazione, quando chiudevi gli occhi e vedevi il tuo idolo dribblare tutti e metterla in porta, o i tuoi beniamini abbracciarsi dopo un gol. Dovevi aspettare, nervosamente, fino alle 18 quando il faccione toscano di Paolo Valenti priva il fuoco di fila dei collegamenti di Novantesimo Minuto, una carrellata di personaggi diventati di culto, ma a che all’epoca erano l’unico tramite tra il tifoso e l’oggetto del suo desiderio: la sfera di cuoio.

Il 1998 fu il momento della svolta. L’arrivo delle televisioni a pagamento, indispensabile propellente economico per un sistema calcio che aveva abbandonato i presidenti mecenati o quelli più ruspanti, pane e salame per entrare nell’era dei diritti televisivi, dei milioni distribuiti a pioggia, degli stipendi esagerati.

Ventidue anni fa la Lega si convinse che il sistema degli anticipi e dei posticipi avrebbe consentito la copertura di tutte le fasce orarie, con grandi vantaggi essenzialmente sul piano degli introiti pubblicitari: qualche anno fa cadde anche l’ultimo tabù, quello delle partite all’ora di pranzo e del Monday night, mutuato dal football d’oltremanica. In barba ai desiderata del pubblico, che piano piano ha iniziato a disertare il botteghino egli spalti per le comodità del salotto. Peccato.

Il 29 agosto 1993, in una afosa serata romana, nasceva il posticipo domenicale a uso televisivo. La partita era quella tra Lazio e Foggia. Una partita del tutto dimenticabile sul piano tecnico (finirà zero a zero) ma a suo modo storica, perchè fu la prima trasmessa in pay-tv in Italia. Il suo primo posticipo serale. Poi ci fu un’altra domenica con la serie A tutta in campo, il 13 maggio 2012, ma 8 partite su 10 furono alle 20,45. Intanto la compressione di una stagione pazza, con gli Europei che reclamano rapidità, ci regala queste due giornate old style: godiamoceli, questi due pomeriggi di una volta. —

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