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Pisa, inchiesta federale sulla frase razzista: il Chievo rincara la dose, i nerazzurri negano

Antonio Scuglia, Andrea Chiavacci
Obi e Marconi in azione davanti all'arbitro durante Pisa-Chievo
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Obi e Marconi in azione davanti all'arbitro durante Pisa-Chievo

Diverse anche le interpretazioni sull’audio, Marconi difeso dagli amici: «È molto lontano da certi atteggiamenti»

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pisa. La procura federale della Figc ha aperto un’indagine sulla presunta frase di matrice razzista rivolta dal centravanti del Pisa Michele Marconi al giocatore nigeriano del Chievo Joel Obi durante la partita di serie B di martedì sera.

L’ufficio guidato da Giuseppe Chiné aveva già avviato i primi accertamenti dopo il comunicato del club clivense secondo il quale Marconi avrebbe citato una “rivolta degli schiavi” dopo uno scontro di gioco. Già oggi la procura Figc ascolterà diversi giocatori del Chievo.

Ma l’insulto c’è stato oppure no? Il punto è tutto qui. Secondo il Pisa non c’è stato. E ieri il giudice sportivo non ha preso nessun provvedimento a carico di Marconi. Il fattaccio sarebbe successo al 42’ del primo tempo: le immagini di Dazn mostrano lo scontro e poi i due che parlottano, apparentemente senza particolare animosità; nelle vicinanze c’è l’arbitro Santoro che fa loro cenno di smetterla.

A fine gara il caso è esploso con la nota del Chievo che accusa Marconi esprimendo solidarietà a Obi, ex interista classe 1991, che ieri ha parlato attraverso un post sulla sue pagina Instagram: «Noi calciatori – scrive fra l’altro – dovremmo pubblicare foto per condividere con voi la nostra felicità per una vittoria o la rabbia per una sconfitta o come successo stasera per aver tirato fuori una grande prova di orgoglio e aver pareggiato una partita difficile. E invece no. Nel 2020 sono costretto a condividere un episodio che mi ha visto, mio malgrado, protagonista. Un episodio che non c’entra niente con il calcio».

Dopo la partita, e la nota del Chievo, non si era fatta attendere la reazione del Pisa che rimandava al mittente le accuse: «L’episodio incriminato non è stato rilevato dalla quaterna arbitrale, né dai responsabili di lega e Figc presenti a bordo campo, né dai numerosi microfoni televisivi presenti a bordocampo». Ma soprattutto, spiegava il dg del Pisa Giovanni Corrado a 50 Canale, «Il ragazzo ci ha comunicato di avere avuto un battibecco ma di non aver insultato, e assolutamente non a sfondo razziale, il giocatore avversario». Fra l’altro la tifoseria del Pisa è tradizionalmente molto sensibile al tema dell’antirazzismo, non solo a parole ma anche e soprattutto con numerosi progetti e iniziative concrete in diversi Paesi.

Lorenzo Marrucci, il giornalista di Dazn presente a bordo campo, conferma a Il Tirreno quanto ha detto in telecronaca: «Ho segnalato la forte protesta della panchina del Chievo. Io dalla mia postazione non ho sentito nessuna offesa, però mi trovavo dal lato della panchina del Pisa e l’episodio contestato è avvenuto dalla parte opposta». Sui giornali veronesi si parla di un audio dove si sentirebbe la frase incriminata.

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A inizio secondo tempo Marrucci ha fatto presente in telecronaca che un collaboratore del Chievo ha lanciato un’occhiataccia a Marconi mentre rientrava dal sottopassaggio: «Non ho però sentito nessun giocatore del Chievo richiedere la sospensione della partita. Non abbiamo dribblato la vicenda ma solo raccontato quello che abbiamo visto. Adesso sarà la procura federale a verificare se è successo qualcosa». Marconi peraltro è rimasto in campo sino al 77’ senza che vi siano stati episodi che denotassero astio fra lui e gli avversari. I veneti però restano convinti delle loro ragioni. L’esterno offensivo del Chievo Verona Luca Garritano a fine partita ha dato la sua versione sempre ai microfoni di Dazn: «Abbiamo fatto presente la frase all’arbitro e lui si è giustificato dicendo che non era a sfondo razzista. Resto allibito che nel 2020 parliamo ancora di queste cose» .

Il Tirreno ha contattato Mariano Grimaldi, procuratore di Marconi, che era presente in tribuna alla partita e ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Dall’entourage del calciatore si intuisce che la linea è la stessa presa dalla società che ha subito difeso il proprio tesserato. Chi conosce bene Marconi sostiene che a fine partita il primo ad essere sorpreso dalla nota del Chievo sia stato lo stesso attaccante, che viene descritto come un ragazzo lontano da una mentalità razzista. L’attaccante nativo di Follonica in carriera non ha alle spalle nessun episodio contestato, nessuna macchia. Inoltre il testimone di nozze di Marconi è stato il calciatore brasiliano Adriano Ferreira Pinto: i due sono diventati molto amici proprio a Bergamo. Marconi è anche molto amico di Duvan Zapata che è padrino del figlio di Marconi. –

Antonio Scuglia

Andrea Chiavacci

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