Gioco
«Quell’Italia-Germania 4-3 che fece storia» Riccardo Cucchi e una vita in giro negli stadi
L’ex voce di “Tutto il calcio minuto per minuto” ha presentato a Grosseto il suo libro dedicato all’epica semifinale di Messico ‘70
l’intervista
Enrico Giovannelli
La voce di Riccardo Maria Cucchi, il radiocronista Rai che per quasi quarant’anni ha raccontato lo sport, il calcio in particolare sulle frequenze di Stato, è sempre viva e squillante anche al telefono. Sembra di sentirlo gridare “Campioni del mondo” con quel suo tono senza accenti e inconfondibile, erede dei miti come Enrico Ameri, Sandro Ciotti e Alfredo Provenzali. «Ogni epoca ha i suoi narratori, come i calciatori», dice Cucchi, ricordando quando nel 2006 era a Berlino a seguire la cavalcata degli azzurri di Marcello Lippi (l’Italia seguita come prima “voce” per 23 anni) al termine della finale contro la Francia. Nel febbraio del 2017 la sua ultima radiocronaca a “Tutto il calcio minuto per minuto” (Inter-Empoli) e poi la pensione. La passione per il calcio però non hanno mai abbandonato il 68enne giornalista romano, che solo a fine carriera ha dichiarato il suo tifo per la Lazio; come fece Paolo Valenti, l’ideatore di “90° minuto”, con Nando Martellini che, postumo, raccontò il tifo del collega per la Fiorentina. Oggi Cucchi scrive libri e il terzo della serie, “La partita del secolo”, è stato presentato anche alla biblioteca Palomar a Grosseto, purtroppo in streaming a causa della pandemia.
Una strenna di Natale per calciofili e non. «Mi diletto a scrivere – dice Cucchi – e quella semifinale del 17 giugno 1970 a Città del Messico è un pezzo di storia. Italia-Germania 4-3 la vidi con mio padre e ha cambiato la storia del calcio per tanti motivi: sognavo di poterla raccontare alla radio, e quando sono andato a rivederla a 50 anni di distanza ho potuto conoscere tanti dettagli e aneddoti che non conoscevo».
Cucchi, ci racconti.
«Credo innanzi tutto che quella sfida sia stata il traguardo del calcio romantico. I giocatori erano al massimo della loro carriera, e poi la cosa che mi ha colpito tantissimo è che sono stati i primi Mondiali con tutte le partite trasmesse dalla Rai. Hanno cambiato il mondo e il modo di seguire il calcio».
Una marea di aneddoti allora?
«Si, e soprattutto quello di poter raccontare le storie dei campioni da Gigi Riva “Rombo di tuono”, reduce da uno scudetto irripetibile conquistato con l’amata maglia del Cagliari, a Gianni Rivera rimproverato per la fragilità difensiva, rimasto però nell’immaginario per la “staffetta” con l’altro numero 10 Sandro Mazzola, ma autore dell’indimenticabile rete della vittoria in quel 4-3. E poi capitan Facchetti, campione gentiluomo, Tarcisio Burgnich la “Roccia” , Roberto “Bonimba” Boninsegna, goleador della classe operaia. E ancora le parate e le sfuriate di Ricky Albertosi. Ma anche i campioni tedeschi: il “Kaiser” Franz Beckenbauer maestro d’eleganza anche con l’infortunio e il braccio fasciato lungo il busto, o Gerd Müller, il centravanti dei record e dei gol impossibili, per finire con il difensore del Milan Karl–Heinz Schnellinger: lui segnò l’1-1 al novantesimo dando vita ai supplementari epici».
Cosa le resta dell’esperienza di radiocronista e che futuro ha la radio?
«Mentre lavori non ti rendi conto di quello che stai facendo, soprattutto la domenica quando entri nelle case di tutti. Sono sensazioni piacevoli e ricordi indelebili. Ho sempre sentito dire che la radio è un mezzo superato, invece è più viva che mai. Oggi poi non tutti possono permettersi di pagare i canali tv e rimane un mezzo affascinante che ti fa volare anche con la fantasia. Posso dire che la radio ha un buon presente e un ottimo futuro».
Sull’attuale campionato di serie A, la Juve rimane la favorita?
«I bianconeri rimangono la squadra da battere con un organico super. Ma ci sono almeno cinque squadre che possono puntare al titolo. L’Inter ha deluso in Champions e può pensare solo al campionato. Occhio al Milan, giovane e determinato, e poi Roma e Napoli, mentre Atalanta e Lazio le vedo un passo indietro. Ai tifosi della Fiorentina dico che ho fiducia in Prandelli e non mi aspettavo una situazione del genere».
Purtroppo questa volta non è potuto venire in Maremma di persona.
«Si e devo dire che mi è dispiaciuto molto. Sono un appassionato di musica lirica e in particolare di Giacomo Puccini: magari sarà l’occasione per venire a vedere la torre a lui dedicata della Tagliata, ad Ansedonia. E soprattutto a mangiare il cinghiale. Quando sarà possibile verrò di sicuro». —
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