Gioco
Le superscarpe che fanno volare in pista Tanti record, ma ai Giochi saranno vietate
Suole rialzate e barre in carbonio per migliorare le prestazioni. In arrivo anche le scarpette per i velocisti
atletica leggera
L’atletica del futuro è già adesso. Una conferma si è avuta quando il finora semisconosciuto keniano Kibiwott Kandie è piombato sul traguardo della mezza maratona di Valencia stracciando il record mondiale della distanza e abbattendo il muro dei 58 minuti. Impresa, quest’ultima, riuscita anche ad altri tre atleti africani che, come Kandie, avevano ai piedi le superscarpe.
Quelle che promettono di riscrivere il libro dei record, fino a quando saranno utilizzabili (ai Giochi di Tokyo non saranno ammesse, a meno di cambio di regole dell’ultimo momento), un po’come accadde nel nuoto con i’costumonì che favorivano il galleggiamento. Ma ormai la sfida fra le ditte produttrici è stata lanciata, non ci sono più soltanto le Nike Vapor Fly a far’volarè i maratoneti. Non a caso, ai piedi di Kandie c’erano le Adizero Adios Pro giallo fluo con 39 millimetri di suola. Si tratta di uno dei 200 prototipi registrati da quando c’è stato il boom di questi’strumentì e proprio grazie alle Adios Pro, che hanno cinque barre in carbonio a imitazione delle ossa metatarsali e che, infuse nella suola, amplificherebbero la spinta del piede, Adidas sembra aver riequilibrato la battaglia con l’altro colosso Nike nel settore delle costose e super performanti scarpe col tacco. Che, nel frattempo, sono diventate oggetto del desiderio di tantissimi runners. Intanto, poco dopo il record a Valencia, la Federazione internazionale di atletica ha diffuso un comunicato per spiegare che «su richiesta dei produttori di calzature», è stato modificato il regolamento tecnico autorizzando «l’utilizzo per 12 mesi dalla data di registrazione di prototipi non ancora in commercio» e quindi cancellando il principio etico secondo cui ogni modello usato in gara «deve essere già sul mercato».
È chiaro quindi che nelle specialità di corsa prolungata (nell’ultimo anno sono stati battuti quasi tutti i record maschili e femminili dai 5. 000 metri in su) c’è ormai un prima e un dopo l’avvento delle «superscarpe». Ora ci si chiede se, come ultimo ritrovato tecnologico, arriveranno anche le chiodate di nuova generazione.
Chi le sta preparando giura che metteranno gli sprinter migliori (Filippo Tortu prenda nota) in condizione di migliorare perfino i favolosi primati di Usain Bolt. Il quale, in vista dei Giochi di Tokyo e partendo dal presupposto che si faranno, aveva pensato a un clamoroso ritorno alle gare, magari per misurarsi sui 400 metri, ma poi ci ha ripensato perché non se la sente più di allenarsi come un impegno del genere richiederebbe. Nessuno come il Lampo giamaicano, ma bisogna andare avanti e anche quest’anno l’atletica mondiale ha assegnato i suoi Oscar. A prendersi la statuetta è stato Armand Duplantis. Il primatista del mondo dell’asta ha vinto il riconoscimento di Atleta dell’anno, assegnato da World Athletics, titolo che per le donne è andato alla venezuelana Yulimar Rojas, primatista mondiale indoor del triplo. Il 21enne fuoriclasse svedese – il più giovane di sempre a trionfare – ha festeggiato con i propri genitori-coach, papà Greg e mamma Helena, che sono stati nominati allenatori dell’anno e, indirettamente, anche per il «Covid Inspiration Award» che ha premiato l’iniziativa dell’Ultimate Garden Clash, ideata dall’astista francese Renaud Lavillenie nel periodo del lockdown e che ha appassionato il mondo con la sfida virtuale tra astisti in giardino. –
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