Gioco
Australian Open, il doppio a caccia delle poche stelle che brillano anche da sole
Solo tre giocatori fra i migliori 50 della classifica sono anche top 100 di singolare: Herbert, Chardy, Shapovalov
Il tennis è in stand by in attesa della ripartenza con il dubbio ancora non risolto se l'Australian Open sarà rimandato di una o due settimane dal 18 al 25 gennaio per consentire ai giocatori di allenarsi durante i 14 giorni di quarantena obbligatoria dopo il loro arrivo a Melbourne. Intanto si cerca di capire se il doppio potrà avere un suo spazio nel circuito accanto al singolare e tra l'altro ora deve difendersi dall'arrivo sempre più forte del padel. Solo tre giocatori fra i migliori 50 della classifica sono anche top 100 di singolare. Fra gli altri, ce ne sono molti che da soli non scendono in campo da anni, che si sono ritirati da una parte ma proseguono dall'altra. Esempi? Un sacco: dal nostro Simone Bolelli all'iberico Marcel Granollers, dal croato Ivan Dodig all'austriaco Jurgen Melzer. Personaggi di altissimo profilo solo qualche stagione fa, e ora rifugiatisi in una dimensione parallela dove l'età è un concetto relativo e dove i sacrifici vengono divisi (almeno) a metà. Ma chi sono questi tre che, a ben guardare, dovremmo chiamare 'superstiti'? Il più in alto è un francese, Pierre-Hugues Herbert, 23 al mondo in doppio e 83 in singolare, dopo aver pure assaporato un best ranking dentro ai top 40. Dopo di lui, un altro transalpino, Jeremy Chardy, rispettivamente numero 34 e 75. Il terzo (e ultimo) è pure l'unica vera star mainstream presente in elenco: si tratta di Denis Shapovalov, 49° nella gara di coppia e 12° in singolare. Un talento per il quale, evidentemente, qualsiasi palcoscenico diventa occasione buona per giocare, divertirsi e divertire. Non è, beninteso, una tendenza di oggi. Andy Murray propone una soluzione negli Slam "Se gli Slam si dovessero giocare al meglio dei tre set, magari i top players sarebbero invogliati di più a giocare anche il doppio o il doppio misto - dice Murray - Tra le donne, in tante giocano singolare e doppio ad alto livello”. Già dodici mesi fa la situazione era più o meno la stessa, ma il trend è evidente se torniamo indietro soltanto di qualche anno in più. Per esempio, a fine 2005 i top 100 di singolare nei primi 50 di doppio erano 11, quasi quattro volte tanto quelli attuali. Nel 2010 erano 12, nel 2000 13 (con Roger Federer 32°...), ma erano addirittura 26 nel 1990. Un altro mondo. E adesso arriva anche il padel. In molti affermano che sono due discipline differenti ma chi è stato doppista si abitua facilmente al divertente gioco nato in argentina. Oggi l'età media dei top 50 di doppio è di 33,4 anni. Con punte di 40 fra i giocatori ancora attivi. Nel 1990, la media era di 25,12. A dare una mano, anche il match tie-break che accorcia gli incontri. A proposito di stelle, col ritiro dei gemelli Bryan (42 anni) è difficile vedere all'orizzonte qualcuno che possa spingere la disciplina oltre i confini dei super-appassionati. Non sono stelle da prima pagina dei quotidiani i colombiani Cabal e Farah, attuali leader della specialità. Non sono stelle da copertina nemmeno Wesley Koolhof e Nikola Mektic, recenti trionfatori nelle Finals londinesi. Anche in questo caso: non si tratta di una sorpresa. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
