La protesta
Corsini, il fornaio che marcò la leggenda
Maradona e il debutto italiano a Casteldelpiano contro la Neania. «Il mister mi disse: fai come Gentile in Spagna...»
amarcord
Gabriele Baldanzi
Il Napoli arriva per la prima volta a Castel del Piano, in ritiro precampionato, a metà luglio del 1980. Maradona gioca ancora in Argentina, nel Boca. L’allenatore azzurro è Rino Marchesi, che due anni dopo il consiglio comunale di Castel del Piano proclamerà cittadino onorario. È lo stesso Marchesi, quattro anni dopo, a scegliere di nuovo l’Amiata. È l’estate della trattativa per portare in Italia il calciatore più forte del mondo, tesserato con il Barcellona.
«Quando il Napoli si trasferì a Castel del Piano in ritiro – racconta Roberto Spampani, bomber e bandiera della Neania tra il 1982 e la metà degli anni Novanta – in pochi immaginavano che quella trattativa sarebbe stata chiusa. La rosa azzurra era da retrocessione e in paese l’entusiasmo era decisamente inferiore a quello mostrato per l’Inter nell’estate del 1982». Spampani era in campo nella prima partita in Italia di Maradona. «Giocai il primo tempo – ricorda – eravamo pronti a queste partite, da sparring partner. Nel prepartita – prosegue Spampani – il mister (mi pare fosse Bruno Chinellato) presentò brevemente Maradona, per quanto non ce ne fosse bisogno, poi disse a Corrado Corsini, mediano con un gran cuore, di marcarlo a uomo, alla Gentile. Scoppiammo a ridere. Anche perché, fin dal giorno prima, i giornali si interrogavano su chi sarebbe stato il marcatore di Diego. Corsini, comunque fosse andata, a fine partita sarebbe stato il giallorosso più intervistato.
Finì 13 a 1 con 4 gol di Maradona in uno stadio gremito e una tribuna stampa traboccante di giornalisti di mezzo mondo». Nota di cronaca: la prima intervista a Diego la fece un giornalista televisivo locale, Mario Roggi di Telemaremma, a cui fu permesso (unico tra decine di colleghi) di seguire la partita dal campo accanto all’operatore. L’entusiasmo fu contagioso e, approfittando delle ferie, in migliaia vennero a vedere Maradona, assediato dall’affetto della gente nel percorso che divideva l’albergo dal campo. «È così – conferma Corrado Corsini – il paese visse dieci giorni di festa, invaso dai tifosi e da tantissimi appassionati, giunti anche con le roulotte. Diego fece diversi gol, non parlava italiano e a un certo punto, sulla fascia, provò a saltarmi. Ci fu uno scontro ed entrambi andammo a finire contro i fotografi che stavano a bordo campo. Si alzò per primo e mi dette la mano. Sapevo di avere gli occhi addosso di tutti, io quanto lui». Corsini fu intervistato da diversi giornali: «Mi presentarono come il fornaio che aveva provato a fermare Maradona». –
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