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1960 - 2020

È morto Diego Armando Maradona

È morto Diego Armando Maradona

Tre giorni di lutto nazionale in Argentina. A Napoli dal 1984, con la squadra partenopea ha vinto due scudetti, una coppa Italia e una Supercoppa. Campione del mondo nel 1986

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Nell'anno più brutto, il mondo perde quella che per venti anni è stata la consolazione più credibile per miliardi di persone. A 60 anni appena compiuti è morto a Tigres Diego Armando Maradona, il Pibe de oro nato nei sobborghi di Buenos Aires e diventato il dio del pallone grazie a un sinistro magico, a un talento senza fine, a una personalità sconfinata seppure troppe volte colta in fuorigioco nella vita.

E ora che Diego non c'è più, non c'è angolo del pianeta, pure provato dalla piaga del Covid, che non pianga per l'addio al mito. Un mese fa aveva compiuto 60 anni: una festa triste però, nonostante l'omaggio globale, a cui pochi giorni dopo era seguito il ricovero in ospedale, un delicato intervento alla testa. Ma sulle condizioni i medici erano stati rassicuranti: nessuno aveva fatto presagire un epilogo tragico in così poco tempo. L'arresto cardiorespiratorio lo ha colto nella sua casa di Tigres, provincia di Buenos Aires. Nove le ambulanze accorse, vani i tentativi di rianimarlo. Maradona muore nello stesso giorno di altri grandi ribelli: quattro anni fa la scomparsa di Fidel Castro, di cui il fuoriclasse argentino era amico e grande sostenitore, nel 2005 anche George Best.

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Aveva solo 60 anni, Diego, ma si portava dietro e dentro tante esistenze: la più florida nel suo passaggio indimenticabile a Napoli e al Napoli, dove arriva nel 1984 senza di fatto mai andare via. Perché ai piedi del Vesuvio Maradona è davvero un dio, è lì che nasce la sua leggenda e non solo per lo scudetto conquistato, il primo degli azzurri, sotto la regia di Ottavio Bianchi. Nemmeno la positività alla cocaina che nel 1991 interrompe l'avventura in Italia segnando l'inizio della fine del campione genio e sregolatezza ha mai intaccato l'amore che Napoli ha per l'argentino. La città sotto choc ora piange, gli intitolerà lo stadio, quel San Paolo da cui il numero dieci ha fatto decollare un popolo intero.

IL MINI DOCUMENTARIO SU MARADONA

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Amori, odi, successi, cadute e quella rivalità sul 'più grande di sempre' per la quale lo scontro con Pelè ha negli anni assunto la forma dell'epos. Col brasiliano la pace, anche in occasione dei compleanni (80 O' Rei, 60 El Pibe a distanza di pochi giorni) e lo scambio di auguri. "Un giorno, spero, giocheremo insieme a calcio in cielo - l'omaggio di Pelé - Una notizia triste, ho perso un caro amico, e il mondo ha perso una leggenda".
"Di gran lunga il più grande giocatore della mia generazione e, verosimilmente, il più grande di tutti i tempi" dice Gary Linker, leggenda del calcio inglese che di Maradona fu avversario nella sfida con l'Argentina dei mondiali del 1986 segnata dal gol che il Pibe de Oro accreditò alla 'mano de Dios', prima di vincere il titolo praticamente da solo in finale con la Germania Ovest. Altra pagina di un romanzo che il 10 ha scritto dentro, ma anche fuori dal campo. Fatto di passioni, divorzi, figli e battaglie per riconoscerli (oppure no): di droga, depressione, perché tante volte aveva lasciato intendere che vivere nel mito di se stessi può essere un peso insopportabile. Era lo 'sgorbio divino' per Gianni Brera, perché quell'aurea di immortalità Diego se l'era conquistata in vita.
"E' il nostro passato che se ne va" l'omaggio di Michel Platini, altro abitante dell'Olimpo del pallone. Pure il connazionale Leo Messi, il mito attuale, altro dieci di talento puro intreccia il filo dell'immortalità: "Ci lascia, ma non se ne va. Diego è eterno". Eroe, meraviglia, mito: gli omaggi adesso si sprecano, ma erano gli stessi che la gente, la sua gente, gli ha sempre tributato in vita.

Tante vite, quasi sempre al limite: il Che tatuato e quel legame con la Cuba di Fidel, Chavez, la simpatia per il Papa connazionale. Perché Maradona è un pezzo unico. Sui campi saranno osservati minuti di silenzio. I ricordi, le celebrazioni riempiranno strade, cinema, libri: verranno intitolate piazze, dedicati premi. Il regista premio Oscar Paolo Sorrentino racchiude meglio di tutti l'essenza di cosa sarà in futuro il mito Maradona: "Diego non è morto, è andato in trasferta". E anche nell'anno più triste, vale una consolazione: anche fuori casa Maradona di prestazioni da fuoriclasse al mondo ne ha regalate tante.

Il Clarin

Questo l'inizio dell'articolo del quotidiano Il Clarin "Y un día ocurrió. Un día lo inevitable sucedió. Es un cachetazo emocional y nacional. Un golpe que retumba en todas las latitudes. Un impacto mundial. Una noticia que marca una bisagra en la historia. La sentencia que varias veces se escribió pero había sido gambeteada por el destino ahora es parte de la triste realidad: murió Diego Armando Maradona" 

(E un giorno è successo. Un giorno accadde l'inevitabile. È uno schiaffo emotivo e nazionale. Un colpo che riverbera a tutte le latitudini. Un impatto mondiale. Una notizia che segna un cardine nella storia. La frase che è stata scritta più volte ma che era stata dribblata dal destino fa ora parte della triste realtà: è morto Diego Armando Maradona)

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LA MAGIA DI MARADONA IN TIMELAPSE

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Il lutto in Argentina

L'Argentina è sbigottita, paralizzata, in lacrime e non può credere che il suo "idolo immortale" non ci sia più. La morte di Diego Armando Maradona ad appena 60 anni ha avuto l'effetto di uno tsunami nelle menti e nei cuori di milioni di persone, a Buenos Aires e nel resto del Paese. Come d'incanto, davanti agli innumerevoli murales che lo catturano in un'eterna giovinezza nei quartieri della capitale argentina, e soprattutto nel suo barrio natale della Paternal, mani sconosciute hanno deposto fiori, magliette e candele in memoria del "più grande". Altre hanno costruito in fretta e furia un altare a Villa Fiorito, dove Maradona è cresciuto.

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E' l'enorme dolore e l'angoscia della gente che traspare per la partenza improvvisa e definitiva di quello che il giornalista argentino Sergio Levinsky ha definito "il più grande ribelle del calcio mondiale", alludendo alla sua vicinanza alla Revolución cubana di Fidel Castro e del Che. Lo scoop del 'Clarin', il principale quotidiano argentino che per primo ha sparato la più brutta delle notizie, ha paralizzato le redazioni dei media, l'attività della gente nei caffè e negli uffici e perfino la routine della Casa Rosada, dove il presidente Alberto Fernandez ha subito comunicato via Twitter un lutto nazionale di tre giorni, pubblicando la foto di un affettuoso abbraccio fra lui ed il Pibe. "Non potremo mai ripagargli le tante gioie che ci ha dato - ha detto -, è una di quelle morti che non si assorbono in nessun modo. La fortuna che abbiamo avuto è di averlo visto, di aver goduto del suo amore.
Grazie per essere esistito, e per avermi appoggiato e accompagnato".

Il profilo
“El pibe de oro”, forse il più grande calciatore di tutti i tempi. Tanto geniale in campo, quanto capace di distruggere la sua vita con la cocaina e l’alcol. È stato il capitano della nazionale argentina vincitrice del campionato del mondo 1986.
 
Nella sua carriera ha militato nell'Argentinos Juniors, nel Boca Juniors, nel Barcellona, nel Napoli, nel Siviglia e nel Newell's Old Boys. Con la nazionale argentina ha partecipato a quattro Mondiali (1982, 1986, 1990 e 1994), vincendo da protagonista il torneo del 1986; i 91 incontri disputati e le 34 reti realizzate in nazionale costituirono due record, successivamente battuti. Contro l'Inghilterra ai quarti di finale di Messico 1986 segnò una rete considerata il gol del secolo, tre minuti dopo aver segnato un gol con la mano (noto come mano de Dios), altro episodio per cui è spesso ricordato.
 
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Pallone d’oro alla carriera condivide con Pelé il premio ufficiale FIFA come Miglior giocatore del XX secolo e nel 1993 è stato insignito del titolo di miglior calciatore argentino di sempre, tributatogli dalla federazione calcistica dell'Argentina. 
 
Nel 2002 è stato inserito nella FIFA World Cup Dream Team, selezione formata dai migliori undici giocatori della storia dei Mondiali, ottenendo, tra gli undici della squadra ideale, il maggior numero di voti. Nel 2004 è stato inserito da Pelé nel FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi, stilata in occasione del centenario della federazione. 
 
Nel 2012 viene premiato come Miglior Calciatore del Secolo ai Globe Soccer Awards e nel 2014 entra a far parte
della Hall of Fame del calcio italiano tra i giocatori stranieri.
 
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Tra le figure più controverse della storia del calcio per la sua personalità eccentrica dentro e fuori il campo, fu sospeso due volte dal calcio giocato per differenti motivi: una volta per uso di cocaina nel 1991 e un'altra volta per positività ai test antidoping, al mondiale degli Stati Uniti 1994 (per uso di efedrina, sostanza non legale spesso usata per perdere peso). CT dell'Argentina per un breve periodo alla fine degli anni duemila, dopo il suo ritiro ufficiale dal calcio nel 1997, Maradona ha subito un aumento eccessivo di peso (risolto con l'aiuto di un bypass gastrico) e le conseguenze della dipendenza dalla cocaina. Negli ultimi tempi la dipendenza era diventato dipendente dall’alcol.
 
A Napoli
 
Il 5 luglio 1984 Maradona viene presentato stadio San Paolo, accolto da circa ottantamila persone, che pagarono la quota simbolica di mille lire per vederlo. Nella prima stagione il Napoli raggiunse una posizione di centro classifica, mentre l'anno successivo ottenne il terzo posto.
 
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Sotto la guida dell'allenatore Ottavio Bianchi, il Napoli vinse il suo primo scudetto nel campionato 1986-1987, stagione in cui batté dopo trentadue anni la Juventus al Comunale di Torino. Il 10 maggio 1987 il club partenopeo pareggiò per 1-1 la partita casalinga con la Fiorentina, aggiudicandosi aritmeticamente il suo primo scudetto. Il Napoli vinse anche la sua terza Coppa Italia, vincendo tutte le 13 gare, comprese le due finali disputate contro l'Atalanta. L'accoppiata scudetto/coppa fu un'impresa che fino a quel momento era riuscita solo al Grande Torino e alla Juventus.
 
Nella stagione 1987-1988 il Napoli di Ottavio Bianchi partecipò per la prima volta alla Coppa dei Campioni, da cui fu eliminato dopo un doppio confronto con il Real Madrid. In campionato il Napoli, fino alla ventesima giornata, mantenne cinque punti di vantaggio sulla seconda, quindi si fece superare dal Milan, perdendo quattro delle ultime cinque partite. Maradona fu capocannoniere del torneo con 15 reti all'attivo.
 
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Nel 1989 il Napoli sfiorò la tripletta, concludendo il campionato ancora al secondo posto, dietro l'Inter dei record, arrivando in finale di Coppa Italia e vincendo la Coppa UEFA (terzo titolo internazionale) dopo aver battuto nella doppia finale lo Stoccarda (2-1 all'andata e 3-3 al ritorno). Nella stagione 1989-1990 a Bianchi subentrò Albertino Bigon. Maradona non giocò le prime partite della stagione e venne sostituito da Gianfranco Zola, rientrando presto in squadra. Il campionato fu riconquistato dal Napoli con Maradona pronto a presentarsi al mondiale di Italia 1990 fregiandosi del titolo di campione d'Italia.
 
La stagione 1990-1991 cominciò con la vittoria nella Supercoppa italiana del 1990 ottenuta battendo la Juventus per 5-1. Nelle prime tre partite di campionato, invece, la squadra ottiene un punto. In Coppa dei Campioni, dopo la doppia vittoria sugli ungheresi dello Újpest, al secondo turno il Napoli incontrò lo Spartak Mosca; l'andata al San Paolo finì in parità, 0-0, e in occasione della partita di ritorno in Russia Maradona non partì con la squadra, bensì noleggiò un aereo privato ed arrivò a Mosca solo la sera successiva; il caso fu ampiamente affrontato dalla stampa italiana, che tra l'altro riportò alcune dichiarazioni di Luciano Moggi (allora dirigente del Napoli) e Albertino Bigon. Maradona entrò in campo solo nel secondo tempo, l'incontro finì 0-0 anche dopo i supplementari e i russi vinsero la partita ai rigori (nonostante Maradona avesse siglato il suo).
 
L'esperienza italiana di Maradona finì il 17 marzo 1991 dopo un controllo antidoping effettuato al termine della partita di campionato Napoli-Bari (1-0) che diede il responso di positività alla cocaina. Il Napoli chiuse la stagione 1990-1991 al settimo posto.
 
12 NOVEMBRE 2020
Maradona dimesso dalla clinica: la sua ambulanza seguita dai fan
 
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8 NOVEMBRE 2020
Il medico di Maradona: Diego sta meglio, ha ordinato una torta di patate"
 
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4 NOVEMBRE
Maradona operato al cervello, l'annuncio del medico ai fan: "Intervento riuscito"
 
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30 OTTOBRE
I sessanta anni del Pibe oro
 
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