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PERCHé DA NOI VA IL BOMBER STAGIONATO
Dominic Calvert Llewin ha 23 anni. Kylian Mbappè ne ha 21, Erling Haaland 20. Mikel Oyarzabal 23. Sono i leader della classifica cannonieri nei campionati top d’Europa. Gli intrusi, e che intrusi sono soltanto Jamie Vardy, 33 anni, stella del Leicester, e Robert Lewandowski, 32, micidiale terminale polacco del Bayern Monaco.
In giro per l’Europa il gol ha un volto giovane, giovanissimo. Un mondo vicino eppure lontanissimo da noi, dove i ragazzi usciti dalle giovanili giocano, eccome. Senza paura. Il calcio italiano no, quello si muove con lentissima circospezione. Qui i ventenni giocano con il contagocce, “perchè altrimenti il ragazzo si brucia”. Quanti giovani attaccanti titolari ci sono in serie A? Uno: Scamacca del Genoa.
Insomma, è un paese per “vecchi”, per Highlander, per gli eternauti del gol. Basta scorrere le prime posizioni della classifica cannonieri: Ibra, Ronaldo, Caputo, Mkitaryan, Quagliarella, Gomez, lo stesso Immobile che ha appena doppiato il capo dei trent’anni. Gli altri sono Belotti, Berardi, Lukaku, Lautaro, Joao Pedro: non certo ragazzini alle prime armi.
In Italia fare gol è più difficile, anche se il numero dei gol con gli stadi vuoti è cresciuto, è l’esaltazione del calcio tattico dove i ritmi non sono impossibili come in Premier o dove la tecnica non sempre rifulge come in Spagna. Un attaccante non più freschissimo, nel fiore degli anni, in serie A con la tecnica, il mestiere, la malizia può fare la differenza fino ai quarant’anni. Lo dimostra il fatto che negli ultimi 20 anni, per ben 12 volte il capocannoniere del campionato è stato un over trenta. No, non è un paese per ragazzi.
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