Sicurezza
A Roma c’è un armeno che va come un treno
Mkhitaryan spettacolare, Pippo Inzaghi e lo scherzetto a Prandelli
Forse Fonseca ha trovato la quadra per la Roma. Certo ha ritrovato Mkhitaryan, l’armeno “che va come un treno”. Elemento duttile, malleabile come il das per le alchimie calcistiche del mister: trequartista ed attaccante (a proposito, avete visto che gol al Parma?). E’ lui il top player da pagellone della giornata di Serie B. Subito dietro c’è il Sassuolo di De Zerbi, vera sorpresa di questa parte di stagione (ma nemmeno troppo, poi, viste le potenzialità degli emiliani). Abbiamo premiato uno dei simboli, Berardi, che è in stato di grazia (anche in azzurro) e sembra riuscirgli tutto. Col portierino-saracinesca Provedel e Pippo Inzaghi che dà un dispacere a Prandelli, in fondo da matita rossa c’è proprio la viola, nella fattispecie un deludente Biraghi. E poi il centrale della Samp Regini che col suo bellissimo autogol spiana la strada alla rimonta bolognese. —
Mkhitaryan (Roma)
10 - Cantano i tifosi giallorossi: "Ecco l’armeno che va come un treno". Già, ma Henrikh Mkhitaryan è un centrocampista o un attaccante? Il motorino a tutto campo che ci ricordiamo a Dortmund o il trequartista che Fonseca ha plasmato, alla bisogna, anche in centravanti duttile? Intanto per lui parlano i gol, 5 in otto partite. Bellissimo il primo della doppietta di ieri con cui la Roma ha steso il Parma. Abile anche nel raddoppio. Ormai è l’elemento imprescindibile dei giallorossi, come il guanciale nell’amatriciana.
Domenico Berardi (Sassuolo)
9 - l momento magico del Sassuolo sta tutto nello sguardo felice di Domenico Berardi. Per l’attaccante neroverde, poi, è davvero un bel periodo. Indossa la fascia di capitano (quando manca Magnanelli), segna con la Nazionale di Mancini ed è l’uomo del match nella vittoria (non certo scontata) contro il Verona. La sua squadra è imbattuta da otto giornate e dietro all’incredibile filotto dell’undici di De Zerbi c’è indubbiamente la mano dell’attaccante, sempre più uomo-squadra.
Filippo Inzaghi (Benevento)
8 - E bravo Pippo. Ha coraggio a mettere dentro dal primo minuto Improta che gioca una partita di grande sacrificio e la bagna anche col primo gol. Ma non è solo questo. Contro la Fiorentina che gioca una delle sue peggiori partite della stagione l’allenatore del Benevento è bravo a predisporre una squadra camaleontica che s’imbottisce a centrocampo in fase difensiva e diventa più sbarazzina in fase di possesso. Tre punti preziosi con la stessa rosa (a parte due cambi) che ha trionfato in serie B.
Ivan Provedel (Spezia)
7 - C’è un muro spezzino, lo tira su Ivan Provedel. Il numero uno, ex Empoli, è decisivo per il pareggio della formazione di Italiano contro l’Atalanta. Un avversario che faceva paura, soprattutto per l’attacco con così tante variabili. Provedel si esalta, legge sempre con anticipo le intenzioni degli attaccanti avversari. Nel finale si supera contro Pasalic e strozza l’urlo in gola a Gosens. La difesa, va detto, fa la sua parte. Ma lui appare sempre molto sicuro e reattivo.
Rodrigo De Paul (Udinese)
6 - Rodrigo è tornato. C’è più dello zampino di De Paul nel successo dell’Udinese contro il Genoa. Tornato dall’impegno con la Nazionale, con poco tempo per rimettersi in linea, l’argentino è stato determinante. Ma soprattutto ha giocato sui livelli cui ci ha abituato. Aveva iniziato con qualche passaggio sbagliato e la gamba che sembrava un po’ imballata poi, riceve al limite e calcia perfettamente firmando l’1-0 dei bianconeri. Cresce nelle giocate con il passare dei minuti, centra anche una traversa, ed è una luce per il gioco dei friulani.
Danilo D’Ambrosio (Inter)
5 - Conte si ostina a farlo giocare nella difesa a tre. Quando gli altri due tengono botta, anche Danilo (che è un laterale) gioca con una certa sicurezza ed è bravo nelle chiusure. Quando tutto il reparto fa fatica (ieri Bastoni e Ranocchia) anche lui affonda. Ieri, poi, ha giocato una gara confusa ed ha qualche responsabilità sulle azioni dei gol del Toro. Vabbé che è diventato un jolly, ma il mister non deve abusarne. Tanto che nella ripresa viene sostituito da Skriniar che gioca un match diligente e si conquista la sufficienza.
Josip Ilicic (Atalanta)
4 - Dov’è finito Josip? C’è l’attenuante di un rientro dopo momenti difficili. Ma il bosniaco stenta a ritrovare fiducia nei suoi mezzi, notevoli peraltro. Anche contro lo Spezia, al Picco, risulta completamente avulso dal gioco nella prima frazione. Fa meglio nel secondo tempo ma è il lontano parente di quel calciatore che abbiamo imparato ad apprezzare lo scorso campionato e durante la passata edizione della Champions. Chi conosce l’ambiente della Dea, comunque, dice che è in miglioramento rispetto alle uscite precedenti. Gasp se l’augura.
Fabio Pisacane (Cagliari)
3 - A parziale attenuante del difensore del Cagliari c’è il fatto che sabato, nell’anticipo, aveva di fronte CR7. Ma in realtà è la prova complessiva al centro della difesa sarda che non ha convinto. Una prestazione deludente per il centrale napoletano, che ha responsabilità su entrambe le marcature della Juventus: nella prima rete non è efficace nel raddoppio su Ronaldo e si fa saltare secco dall’attaccante juventino, nel raddoppio perde totalmente il portoghese lasciandolo solo al secondo palo.
Cristiano Biraghi (Fiorentina)
2 - Male, malissimo. Nella debacle viola col Benevento spicca la partita non solo inconsistente, ma negativa, del laterale della Fiorentina. ha sulla coscienza il gol di improta per l’assist involontario ad Insigne. Non punge mai in avanti e quando si spinge sbaglia una serie innumerevole di cross. Nel finale di partita si fa ammonire per un fallo di frustrazione. Prandelli (peggior debutto non poteva essere) dovrà recuperarlo quanto prima perché è un giocatore molto importante per l’economia del gioco dei viola.
Vasco Regini (Sampdoria)
1 - Aveva detto, giustamente, che il Bologna è un ossaccio. Squadra temibile e scorbutica da affrontare. Ma aveva anche annunciato ai microfoni di Sky di aver pronte le contromisure. Però non avrebbe mai immaginato che a dare il là alla rimonta felsinea fosse stato proprio lui con un maldestro tentativo di rinvio su corner trasformatosi nel più banale degli autogol. Peccato Vasco. Era il suo rientro in campo ma è stata una Caporetto. Oltre al gol sbagliato nella porta di Audero si perde Orsolini nell’azione del raddoppio.
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