Il Tirreno

Sport

AVEVA 94 ANNI 

Addio Pigna, voce gentile della domenica sera

Conduttore elegante e ironico, telecronista appassionato Raccontò all’Italia le vittorie della valanga azzurra dello sci

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ROMA

È stato uno dei volti più amati del giornalismo sportivo italiano ed è morto a Roma a 94 anni. Alfredo Pigna, dopo una lunga esperienza nei giornali, fu assunto dalla dove negli Anni Settanta e poi di nuovo negli Ottanta condusse la Domenica Sportiva e fece il telecronista di sci e vela. Raccontò – come vice di Guido Oddo – la “valanga azzurra”, e poi da prima voce il trionfo olimpico di Paoletta Magoni a Sarajevo nel 1984 e poi la serie di grandi successi di Alberto Tomba.

Nato a Napoli il 6 giugno 1926, ha seguito tra il 1970 e il 1990 ha seguito Olimpiadi, Campionati mondiali, Coppa America e alcuni Giri d’Italia. Nella sua lunga carriera ha vestito anche i panni dello sceneggiatore, condividendo una lunga amicizia con Dino Buzzati: i due collaborarono alla stesura de Il fischio al naso di Ugo Tognazzi tratto da un racconto dello stesso Buzzati. Pigna è stato anche autore di diversi libri tra i quali spiccano dei libri Il Romanzo delle Olimpiadi, I padroni della Domenica, I Re dei Ring e Monaco’74.

Un uomo del tratto elegante, in un giornalismo televisivo mai urlato, ma che privilegiava sempre i contenuti, la correttezza, la competenza. Pigna faceva parte di una grande scuola arrivata a Viale Mazzini negli anni Sessanta, quando lo sport dopo le Olimpiadi di Roma divenne un core business per la televisione di stato. Immagini in bianco e nero, sostituite dagli incerti colori della fine degi Settanta, in cui i conduttori e i telecronisti diventavano personaggi popolari quasi come i campioni, perché dalle loro voci sgorgavano le emozioni che oggi invece sono affidate alle immagini da ogni angolazione e con ogni tecnologia possibile.

Dell’Alfredo Pigna conduttore della domenica sera, quando lo share volava alle stelle in mancanza di una vera concorrenza, restano i doppiopetti impeccabili, l’accento dolcemente napoletano e soprattutto l’approccio professionale e sempre morbido, e non senza ironia, con tutti gli ospiti che popolavano lo studio milanese.

Se ne va un altro pezzo importante del giornalismo sportivo e di un’epoca d’oro del nostro sport. –

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