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Bis di Roglic, la Vuelta parla ancora sloveno

Primoz Roglic tra Richard Carapaz e Hugh Carthy sul podio a Madrid
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Primoz Roglic tra Richard Carapaz e Hugh Carthy sul podio a Madrid

Il portacolori della Jumbo-Visma scaccia i fantasmi del Tour e replica il successo del 2019, ultima tappa a Ackermann

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La Slovenia detta legge nella stagione ciclistica più complicata e drammatica che si ricordi, periodi bellici a parte, con la vittoria di Primoz Roglic alla Vuelta, per lui un bis.

La chiamano nuova fronteria del ciclismo e rappresenta un vero e proprio salto nel futuro, almeno per quanto riguarda le corse a tappe. Non è un caso che il Tour de France sia stato appannaggio del 22enne Tadej Pogacar e la Vuelta di Spagna, che si è conclusa ieri a Madrid – per la seconda volta consecutiva – sia andata a Primoz Roglic, lo stesso corridore che aveva rischiato anche di vincere la Grande Boucle prima di vedersela sfilare dal connazionale al penultimo giorno di corsa (l’ultima tappa è andata in volata a Pascal Ackermann). La Vuelta ha confermato che c’è una Slovenia vincente sui pedali, che riesce ad andare forte in salita come a cronometro ed è pronta a risollevarsi anche dalle ceneri di una sconfitta assai amara. Come ieri ha dimostrato proprio Roglic che ha concesso il bis in Spagna in una Vuelta che, causa Covid, è stata ridotta da 21 a 18 tappe e si è disputata in pieno autunno. L’Italia che pedala, nella stagione ai tempi del coronavirus, è rimasta a bocca asciutta, fatta eccezione per Filippo Ganna, nelle cui gambe sono riposte le speranze azzurre a breve e lungo termine. Il piemontese ha vinto tutte le crono al Giro d’Italia, ha conquistato la maglia iridata della specialità, a Imola, ha dato prova di grandissima affidabilità. Un buon viatico per Tokyo.

Ora si finisce di pedalare, dopo tre mesi di duelli, di appuntamenti rinviati (la leggendaria Parigi-Roubaix è stata cancellata del tutto) a causa della pandemia, ma poi compressi fra estate e autunno. È stata una stagione drammatica e frenetica, senza regole, vissuta a tutta, nella quale è stato importante scegliere gli appuntamenti, per dosare le energie.

Covid o no, nelle corse a tappe, il ciclismo italiano è rimasto a guardare. Il solo Damiano Caruso si è fatto onore al Tour, mentre Vincenzo Nibali al Giro è solo riuscito a entrare nella top ten, dimostrando che lo squalo non riesce ad azzannare le prede come una volta. Il 2021 del ciclismo è un rebus legato al Covid, sebbene il Tour de France sia stato già presentato via web. —
 

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