Gioco
Minozzi, i due toscani e faccia tosta in attacco L’Italrugby senza timori contro i “mostri” inglesi
Domani all’Olimpico (17,45 su DMax) si chiude il Sei Nazioni 2020 Il ct Smith: non siamo al livello delle migliori, ma ci stiamo lavorando
la sfida
Un cambio in campo e uno in panchina nell’Italia che domani allo Stadio Olimpico di Roma (17,45, diretta su DMax) chiude questo travagliato Sei Nazioni 2020. Hayward finisce in tribuna pagando le incertezze in difesa e in attacco mostrate a Dublino, al suo posto, come estremo, torna il furetto Minozzi, forte di una stagione già avviata in Inghilterra e di una finale, persa, con le Wasp. In panchina ritrova spazio il sempiterno Palazzani, utility back azzurra qui in veste di alternativa per Violi confermato in mediana. I livornesi Lucchesi e Mori entreranno nel secondo tempo come all’Aviva Stadium. La sorpresa maggiore è un’assenza, quella di Stephen Varney, talentuoso mediano di mischia del Gloucester, che tutti si aspettavano almeno in panchina dopo aver superato la positività al Covid. «E’ stato per 10 giorni chiuso in camera – spiega il ct Franco Smith – la sua preparazione fisica è andata indietro. Abbiamo deciso insieme di aspettare per l’esordio». Partono le domande al ct. Contro l’Irlanda abbiamo avuto problemi evidenti nei punti di incontro. «Stiamo lavorando come matti sul piano fisico, ma la questione dei punti di incontro è complessa. L’attitudine ad allontanare il pallone una volta andati a terra non si può allenare qui, ci devono pensare le franchigie, come sono le franchigie che devono fornire giocatori preparati sul piano fisico. E infatti è un lavoro con loro che abbiamo avviato, ma che ancora non abbiamo potuto testare che una sola volta a livello di test match». Non è facile, «anche perché nel Sei Nazioni – dice il Ct – tutto avviene più rapidamente, dalla chiusura degli avversari agli spazi che si accorciano». E qui è decisiva l’attitudine a giocare a questo livello. «Guardando i cap posso dire di avere una squadra Emergenti (la nazionale B), e quelli con più esperienza hanno un bagaglio pieno di sassi che sono i dubbi sulle proprie capacità, la scarsa propensione alla vittoria, quello che gli anglosassoni chiamano ‘la scimmia sulla spalla’. Ma questi sono anche i giocatori su cui abbiamo deciso di lavorare. Mi chiedete perché non ho fatto cambi rispetto a Dublino. Perché devo far fare esperienza a questi ragazzi, non siamo ancora al livello delle altre nazionali. Negli ultimi 12 anni il rinnovamento si è bloccato, per 8 anni ha giocato lo stesso gruppo». E l’attacco? «Io ho un’idea: dare spazio all’inventiva dei miei giocatori dotati dell’’Xfactor’, il quid che gli altri non hanno. Devo fare in modo che possano dare sfogo alla loro genialità, alle loro gambe, ma per far questo devo preparare una rete di sostegno che li aiuti». Minozzi, Trulla, Garbisi, Canna, Mori, i folletti sono questi, ma l’Inghilterra vice campione del mondo lanciata verso la possibile conquista del Sei Nazioni non pare l’avversario giusto per provare. —
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