Proteste
Incredibile Sinner: più che il talento, ho testa
«Ora mi conoscono e nessuno vuole perdere contro di me. Dicono che valgo i primi 10? Io non ascolto nessuno»
In due anni è passato da sconosciuto a top 50 che batte i migliori e sfida Nadal: come è cambiato Sinner?
«Sono sempre lo stesso. E non ho paura di giocare contro nessuno. Se una cosa in campo mi dà fastidio, lo dicevo prima e lo dico adesso. Ma è vero che oggi mi trattano in maniera diversa».
Con Zverev a Colonia vi siete beccati.
«Ogni tanto capita. In quel momento dovevo inventarmi qualcosa per cambiare la partita, magari lui si poteva innervosire. Le partite non si vincono stando in campo e basta, in questo sport conta la testa. Gli altri vedono i miei risultati, iniziano a conoscermi. E nessuno vuole più perdere contro di me».
Chi sono i colleghi con cui va più d’accordo?
«Tiafoe è uno simpatico, con cui ci si diverte molto, Bautista Agut lo conosco meglio di altri, con Struff mi piace allenarmi. Ma non mi faccio problemi: che dall’altra parte della rete ci sia numero uno del mondo o un ragazzino senza ranking, l’impegno e il rispetto non cambiano. Certo, con Nadal, Federer, Djokovic e Thiem non solo ti alleni, ma impari sempre tanto».
Le aziende la corteggiano, il pubblico la ammira. Unico appunto: in campo è troppo freddo.
«Ma la gente cosa sa di me? Mi osserva quando entro in campo, concentrato al massimo, e pensa: “Questo è uno chiuso”.
Invece chi mi conosce fuori dal campo sa che sono aperto. In campo sto zitto, ma so divertirmi».
Us Open, Roma, Parigi: dove si è trovato meglio nella “bolla”?
«L’Atp sta facendo meglio che può. Vuole che giochiamo e che stiamo bene. Agli Us Open è stata dura. Ho perso al primo turno delle qualificazioni del torneo precedente e sono stato dieci giorni lì, poi ho perso per crampi agli Us Open, e sono rimasto altri dieci giorni. Tutte cose che ti rendono più forte».
Abbastanza per sfidare Nadal sul rosso a viso aperto: a Parigi è stato lei a strappargli più game di tutti, persino di Djokovic.
«Contro Rafa sulla terra battuta è stata una grande sfida, ho giocato bene nel primo e nel secondo set, nel terzo Rafa ha spinto di più. Ma mi sentivo pronto a giocare contro di lui. Sono andato in campo con l’atteggiamento giusto».
Nel 2019 era lanciatissimo, il lockdown quanto l’ha danneggiata?
«Avevo in programma molti tornei, come l’anno scorso. Da piccolo non ho giocato così tanto, altri ragazzi della mia età hanno fatto molte più partite. Recupero ora, ma certe situazioni impari ad affrontarle solo misurandomi tanto ad alto livello».
In cosa deve migliorare?
«A volte ho troppa fretta di fare il punto. Dovrei migliorare la percentuale con il servizio e variare di più i colpi».
Di cosa è soddisfatto?
«Della testa. Quella sta funzionando bene».
Tutti si chiedono: quanto vale davvero Sinner?
«Dicano pure quello che pensano. Per uno valgo i primi 10, per l’altro non arriverò mai. Non ascolto nessuno».
Il talento è innegabile.
«La cosa migliore che ho non sono i colpi. Anzi, se parliamo di quelli, non credo di avere tanto talento. Il mio vero talento è un altro, e lo devo alla mia famiglia, che mi ha trasmesso il rispetto per il lavoro e insegnato a dare il massimo.
Per questo ogni volta che vado in campo penso: “‘Io con questo vinco”».
Oggi è numero 43: qual è l’obiettivo entro fine anno?
«Il solito: giocare meglio. Provare, provare. Stare lì». —
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