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IL LEADER DELL’ORGANIZZAZIONE 

Tra tamponi e “scioperi” la formula-Vegni funziona «A Milano siamo arrivati...»

Tra tamponi e “scioperi” la formula-Vegni funziona «A Milano siamo arrivati...»

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MILANO

Quando il Covid ha messo fuori gioco il primo team, il 13 ottobre Mauro Vegni dichiarava che l'obiettivo del Giro d'Italia era arrivare in fondo, «con dignità e regolarità». «Obiettivo centrato», può affermare una dozzina di giorni più tardi il direttore della corsa. Lungo le 21 tappe, i corridori si sono ridotti da 176 a 133, una manciata sono stati fermati dai tamponi postivi, come una decina di persone negli staff, e due squadre si sono sfilate per i contagi. «Il nostro obiettivo era arrivare a Milano e ci siamo arrivati», può dire soddisfatto Segni tirando un sospiro di sollievo. «Un sospirone», nota il professor Giovanni Tredici, storico responsabile sanitario della corsa rosea, alla fine del «più duro dei miei 38 anni». Non solo cadute questa volta, ma anche «un nemico poco conosciuto come il virus» ha complicato il lavoro del suo gruppo di 27 persone, con 4 ambulanze, 2 auto mediche e un centro mobile di radiologia. «Una delle cose più difficili è far convivere tutte esigenze - racconta Vegni -. Abbiamo effettuato 5mila tamponi per l'organizzazione e le squadre, abbiamo messo in campo grandi forze. Era una situazione economica, ma anche logistica, non facile da gestire e lo abbiamo fatto al meglio». Nel direttore della corsa rosa resta l'amarezza per l'ammutinamento dei corridori «Nel gruppo basta una scintilla e poi tutti quanti vanno dietro a chi alimenta questa situazione - nota -. Sono molto arrabbiato con chi dovrebbe gestire i corridori e tenere un rapporto corretto con l'organizzatore». Non sono esclusi strascichi legali. —

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