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Lo stop del calcio dilettantistico 

Piccole società sull’orlo di una crisi di nervi «Senza gli incassi qui non si campa...»

Piccole società sull’orlo di una crisi di nervi «Senza gli incassi qui non si campa...»

Dall’Eccellenza alla Seconda Categoria molta amarezza e incertezza per una eventuale ripresa del campionato  

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Il nuovo Dpcm emanato ieri dal Governo supera l’ordinanza della Regione Toscana uscita un giorno prima. Quindi, dal 14 novembre lo stop si prolunga irrimediabilmente fino al 24 novembre compreso. Poi si vedrà, ma intanto il calcio dilettantistico si ferma per un mese esatto. A partire da ieri, quando tutti i campionati regionali, dall’Eccellenza alla Seconda Categoria si sono fermati. E come loro, anche le competizioni giovanili regionali, mentre tutta l’attività a carattere provinciale era già ferma dalla settimana scorsa. C’è da contrastare l’aumento dei contagi da Covid-19, non si può fare altrimenti. Ok, ma le società sportive coma le prendono? Hanno i mezzi per resistere a un altro stop? «Per noi piccole società che viviamo di incassi, settore giovanile e Scuola Calcio, adesso è un problema andare avanti» sostiene Sauro Brondi, dg dell’Armando Picchi, che milita in Eccellenza e, oltre la Prima squadra, ha alle spalle un vivaio completo. «Non penso tanto al rimborso per i tecnici e i giocatori – prosegue il dg livornese -, quanto soprattutto alle utenze e alla manutenzione degli impianti. Dal momento che non si può fare attività, gli introiti scendono in maniera esponenziale». E quindi che fare? «Bisogna convivere con queste problematiche – risponde Brondi -, con l’aiuto, la partecipazione e il buon senso da parte di tutti. Al di là dell’aspetto economico, una società di calcio fa un lavoro prettamente di carattere sociale, con l’obiettivo di togliere i ragazzi dalla strada e dare loro un’educazione sportiva che servirà loro anche nella vita». La zona lucchese è quella che si è fatta sentire probabilmente di più per una chiusura anticipata, una volta constatate le difficoltà di gestire la situazione. Ma ora che ci si ferma spuntano gli interrogativi. «Che siamo ripartiti a fare se ci fermiamo al primo ostacolo? E che senso ha allenarci se non possiamo giocare la domenica?» Questi e altri, ad esempio, sono quelli posti da Diego Di Mauro, ds del Lammari, società che disputa il campionato di Promozione. «La nostra Prima squadra – afferma – è fatta di ragazzi che non percepiscono rimborsi e hanno accettato di mettersi a disposizione per salvare la società. Ma senza gli incassi derivanti da ingressi, bar e qualche sponsor non possiamo andare avanti. Chiediamo aiuto al Governo per sostenere i costi degli impianti. Sul piano tecnico, invece, io credo che, anziché far cominciare una nuova stagione col rischio di doversi fermare presto, sarebbe stato più logico portare a compimento quella passata. Lo dico contro i nostri interessi, dato che noi eravamo a rischio retrocessione». Sulla laguna di Orbetello c’è una società storica che esiste dal 1908 e in 112 anni di storia ne ha viste di cotte e di crude. Ma quanto stiamo vivendo è davvero un caso a parte. «La notizia della sospensione – dice il dirigente del club lagunare Giacomo Nanni – era prevedibile. Organizzare il calcio dilettantistico con tutte le normative era diventato quasi impossibile. Nel derby di Coppa Toscana al Maracanà contro l’Argentario, sentitissimo, ci saranno state 600 persone. Al ritorno al Vezzosi potevamo vendere solo 72 biglietti, il 15% della capienza della tribuna. Impossibile andare avanti così, poi le certificazioni, l’igienizzazione. Per quanto riguarda la nostra Scuola Calcio sarà difficile mantenere tutti i ragazzini togliendogli il gusto della partitella. A livello federale mi sarei aspettato il percorso inverso, cioè prima fermare l’attività delle prime squadre e poi il settore giovanile, che è linfa vitale per le società. Quest’anno non so se riusciremo mai a ripartire, converrebbe fare reset e ripartire il prossimo anno». In Seconda Categoria, l’Acciaiolo è tra la candidate al titolo nel girone E, quindi conta di tornare prima possibile all’opera. «Speriamo che i contagi diminuiscano e che questo provvedimento di stop non vada oltre al 24 novembre - commenta Luca Campanile, allenatore dei pisani –. Noi ad Acciaiolo ci siamo sempre attenuti a tutti i protocolli per disputare allenamenti e partite in sicurezza. Abbiamo fatto sacrifici per adeguarci alle normative e dispiace fermarci così poche partite. Leggeremo attentamente il nuovo decreto per capire se ci si potrà almeno allenare o se dovremo assegnare ai ragazzi delle schede di esercizi personali. L’obiettivo è non perdere il lavoro atletico fatto durante la preparazione». —
 

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di Redazione web