Gioco
La rivoluzione di Tao Geoghegan Hart, il ciclista universale
Il londinese della Ineos, 25 anni, conquista la corsa rosa all’ultima crono Hindley paga la fatica e l’emozione. Ganna fa poker: è davvero imbattibile
Ha vinto Tao di Londra, ha vinto il Giro, che la gente ha applaudito in una Milano blindata con quel magone d’essere sotto scacco del virus. Ha vinto Tao Geoghegan Hart, maglia rosa indossata solo sul palco, perché l’ha sfilata all’ultima tappa al rivale e amico Jai Hindley che solo al Sestriere l’aveva indossata per un briciolo di 86 centesimi. Era il più forte a cronometro l’inglese della Ineos e infatti l’ultima tappa, un biliardo di 15 km, è durata solo 2,4 km. Primo rilevamento: stesso tempo. Ma solo a guardarli pedalare l’inglese e l’australiano si capiva come sarebbe finita. Tao spingeva alla grande un rapportone. Hindley andava, e forte, ma con un rapporto più agile. Per questo sabato al Sestriere aveva provato fino all’ultimo a staccare il rivale, per questo la sua Sunweb avrebbe dovuto lasciarlo andare sulla strada di Madonna di Campiglio, quando aveva accelerato ma lo era andato a riprendere Wilco Kelderman, ieri sul podio anche se chiaro cavallo perdente. Dopo 4 km il ragazzo di Perth aveva 6” di ritardo, diventati 22” a 5 km dal traguardo e 39 alla fine. «Sono deluso, ma sapevo che sarebbe stato difficile nella crono. Grazie a tutti quelli che mi hanno sostenuto: sono orgoglioso di quello che ho fatto. Tornerò per vincere». E così Tao, partito da Palermo per fare da spalla a Geraint Thomas, messo a sei anni in bici da papà e cresciuto nel mito di Bradley Wiggins, si è trovato in paradiso. Prima dedica alla fidanzata Hannah Barnes, ciclista della Canyon Sram. «Mi manca tanto, ho pensato a lei da stamattina». Seconda ai genitori: «Non li vedo da un anno», ha detto. Erano lì sotto la Madunina. Due dediche che rendono bene l’idea di cosa stiano passando anche i corridori: blindati, rinchiusi in bolle infiniti tra ritiri, corse, ritiri, corse. Lontani dagli affetti, il tutto per gareggiare provando a sfuggire dal virus, spesso non riuscendoci. Come hanno fatto al Giro in cui, ai piedi del podio, il portoghese Joao Almeida (Deceuninck), grazie alla crono amica, ha messo la freccia sul pur bravo Pello Bilbao (Bahrain), dimostrando che i 15 giorni in maglia rosa non sono stati un caso, anzi.
Tao e non solo. Questo è stato anche il Giro del suo compagno di squadra Filippo Ganna. Quattro vittorie di tappa, l’ultima ieri nel suo “giardino di casa”, la crono. Ha fatto percorso netto, le ha vinte tutte. Ieri 15 km volati in 17’16” alla media 54,6 km/h. Avversari annichiliti, su tutti Victor Campenaerts (Lotto) e il compagno di squadra Rohan Dennis a 32”. Consapevolezza e umiltà. Perché piange Ganna. Non lo fa Tao, lo fa lui. È sinonimo di grandezza anche questo. «Siamo stati 30 giorni insieme, abbiamo perso il capitano, ci siamo reinventati, era il mio primo Giro, guardate come è andata». Super tutta la Ineos, 40 milioni di budget ma anche competenza. Perso in Sicilia Thomas, gli inglesi si sono buttati sulle tappe (sette, oltre a Ganna e alle due di Tao a Cesenatico ha vinto pure Jhonatan Narvaez) e, fiutata la possibilità, sulla caccia grossa. E mentre Tao festeggiava in Spagna Richard Carapaz ribaltava la Vuelta. Il Giro è finito. Onore al Giro. Esattamente un anno fa a Milano gli organizzatori avevano presentato in grande stile la corsa col testimonial Peter Sagan, pronto al debutto rosa. Sembra passato un secolo. Dodici mesi dopo la carovana, difesasi alla grande dal virus, è finita in una città che si prepara a ri-chiudere come tutto il Paese. Sperando che in maggio riparta un’altra sfida alla maglia rosa riparta, probabilmente tutta in Italia. Col pubblico sulle strade e senza tamponi. Vorrebbe dire che il nemico invisibile ha finalmente ha tolto il disturbo. Accadrà? Arrivederci Giro, l’edizione più tribolata. Che Tao “il rosso” da Londra non dimenticherà mai. —
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