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L’incertezza tormenta 700 società «E ora molte rischiano di sparire»

L’incertezza tormenta 700 società «E ora molte rischiano di sparire»

Il grido d’allarme di Paolo Mangini, presidente del comitato regionale toscano 

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l’intervista

«Dobbiamo solo capire se la sospensione prevista dal nuovo dpcm sarà provvisoria. Nel caso venisse prolungata o, ancora di più, se l’attività dilettantistica non riprendesse più sarebbe una catastrofe senza precedenti nel mondo del calcio toscano». Paolo Mangini, presidente del comitato regionale toscano della Figc, non usa metafore e arriva dritto al punto: il provvedimento del presidente del consiglio Giuseppe Conte, che arriva poco dopo l’ordinanza del presidente toscano Eugenio Giani, era inevitabile. Ma ora l’incertezza per 700 società di calcio è assoluta. E il rischio, dopo una faticosa ripartenza, che molte spariscano per sempre è concreta.«Questo è il momento nel quale è primario salvaguardare la salute di tutti. L’ho ripetuto all’indomani della sospensione e lo confermo senza alcun dubbio – spiega Mangini -. La sospensione è un duro colpo, ma se la stagione si fermasse definitivamente dopo il 24 novembre sarebbe difficile ripartire».

Le società faticano a far quadrare i bilanci. Hanno, anzi, dovuto investire risorse importanti per mettersi a norma e ripartire. Non potendo, nelle giornate iniziali, avere anche degli adeguati incassi per ogni gara interna. «Se la curva dei contagi dovesse frenare la sua salita, allo stato attuale il 24 novembre sarà possibile ripartire. Uno stop prolungato o uno definitivo significherebbe veder sparire tantissime delle 700 società sportive, una catastrofe mai avvenuta nella storia – dice ancora Mangini -. Tenere insieme tecnici, dirigenti e giocatori sarebbe impossibile».

Il protocollo, infatti, prevede la quarantena per chi entra in contatto con un compagno di squadra risultato positivo al Covid-19. «Il problema emerso in queste settimane è che questi giocatori, non essendo professionisti, nella vita di tutti i giorni hanno un lavoro. E la quarantena non sempre è “riconosciuta” dal datore di lavoro – dice ancora il presidente del Crt – Lnd -. Per questo molte società stavano già perdendo molti tesserati e andare avanti, per loro, era sempre più difficile».

La situazione, poi, è più complessa oggi a livello federale e organizzativo rispetto al marzo scorso. «Quando ci fu il primo lockdown, con la sospensione e poi l’annullamento della stagione sportiva, mancavano poche giornate al termine della stagione. Ripartire da lì per organizzare la stagione 2020-2021, seppur tra mille difficoltà, era stato possibile. Ora tutto diventa tremendamente più complicato – dice ancora il presidente toscano che lancia, però, un appello e un messaggio di speranza alle società -. Così come a marzo il comitato regionale toscano è stato vicino alle società e ha provato ad ascoltarle, lo sarà anche adesso. Anche ora non li lasceremo soli, cercheremo ogni forma di sostegno e di ottenerla perché il movimento dilettantistico fornisce davvero opportunità a decine di migliaia di giovani. Sono studenti universitari, in alcuni casi lavoratori precari o padri e pensionati che con i rimborsi percepiti fanno quadrare i bilanci familiari. Se chiude il calcio dilettantistico è come se fallisse un’enorme azienda». —



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