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Barella e soci: ora gli italiani decidono

Giorgio Billeri
Barella e soci: ora gli italiani decidono

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Siamo esterofili, irrimediabilmente. Da sempre. Importiamo qualche asso e tanti improbabili carneadi, che magari costano più dei nostri ragazzi. Il nome esotico attira di più i nostri presidenti, poco da fare. Ma qualcosa, piano piano, si muove.

La mentalità che Roberto Mancini ha impresso alla sua nazionale inizia ad avere effetti anche sul campionato. Prendete l’Inter: si culla nell’illusione che Eriksen sia il trequartista che le cambia la vita, piedi dolci e flemma danese: come non detto, la vita te la cambia un ragazzo sardo, Niccolò Barella, che incendia il sonnecchioso pomeriggio di Marassi e manda in buca Lukaku. Prendete il Napoli: a Benevento risolve un intricato derby contro le legioni di Superpippo con le griffe di Insigne (Lorenzo) e Petagna, il centravantone redivivo. Prendete la Fiorentina: la panchina di Iachini vacilla sotto il vento della grande illusione (Sarri) ed a normalizare l’ambiente ci pensa uno zuccheroso trequartista arrivato da Bari, al secolo Gaetano Castrovilli.

E poi Quagliarella, eterno stoccatore che piccona la supponente Atalanta post-Champions, Ciro Immobile che con la pozione laziale torna superman dopo i languori azzurri, Belotti e le sue doppiette, Ciccio Caputo che più che Schillaci richiama alla mente Gerd Muller. Infine Bernardeschi: Pirlo pesca dal mazzo la carta del carrarese nello schema a 5 punte. Segnali italiani, che scaldano il cuore. 
 

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