Gioco
Italia travolta dall’Irlanda ma in nazionale debuttano i livornesi Mori e Lucchesi
Troppo forti i padroni di casa finisce 50-17. Emozione all’esordio per i due ragazzi «Finora queste partite le guardavo dal divano»
dublino
Il raggio di sole sul futuro del rugby italiano squarcia il cielo grigio di Dublino all’82’ di Irlanda-Italia. Palla a Garbisi, 20 anni, esordiente a numero 10, cambio di direzione repentino, corsa nello spazio, finta di passarla a Varney e tuffo in mezzo ai pali. Unica palla ricevuta con un po’ di spazio, istinto puro, meta. Finisce 50-17 con 7 mete irlandesi (Stander, Keenan, Keenan, Murray, Sexton, Aki, Heffernan) e due italiane (Padovani, su intercetto, e Garbisi). Per il resto l’Italia riparte dai suoi errori di sempre, dall’incapacità di contendere il pallone dopo i placcaggi e di difendere il portatore, con l’Irlanda che conquista una decina di tournover. Riparte da 25 placcaggi sbagliati, da quattro touche perse, da 10 calci concessi agli avversari. «Sì – ammette il capitano Bigi a fine partita – c’è stato un problema di disciplina. Dobbiamo lavorare ancora molto, aumentare l’intensità, ma abbiamo sei settimane per creare un gruppo».
«Siamo molto delusi – dice Franco Smith, ct azzurro - sapevamo prima della partita che le squadre irlandesi hanno avuto più possibilità di giocare di noi e sapevamo che siamo indietro fisicamente. Gli irlandesi hanno giocato bene in difesa ci hanno messo sotto pressione nei punti di incontro. Se non vinci le collisioni tutto si fa difficile. Paolo Garbisi ha tenuto bene sul piano mentale, giochi tutta una partita retrocedendo, ma appena hai la palla giusta ti inventi una meta come quella. Sono molto contento per lui».
In un Aviva Stadium deserto, dove il momento più estraniante sono gli inni nazionali, l’Irlanda schianta le speranze azzurre di rompere un digiuno di vittorie che dura ormai da 26 gare e lo fa con la supremazia pressoché totale nei punti di incontro. La prima volta che gli azzurri hanno conquistato un pallone su placcaggio è stato al 45’ con Polledri, prima e ultima. «Dobbiamo mettere questo nel nostro programma di lavoro la prossima settimana, anche con l’Inghilterra sarà la stessa battaglia», dice ancora Smith. I problemi saltano agli occhi, gli irlandesi arrivavano sul punto di incontro in piedi mettendo le mani sul pallone e costringendo gli azzurri al tenuto, gli italiani sempre da sdraiati, o senza possibilità di contendere.
Esordio in nazionale, e nel Sei Nazioni non un palcoscenico come gli altri, anche per i livornesi Gianmarco Lucchesi (dal 47’) e Federico Mori. Il secondo che entra al 54’ e per due minuti, dopo una bella percussione che porta gli azzurri una ventina di metri avanti, gioca senza una scarpa perché nell’impatto con gli avversari gli era volata via. «Si sono sacrificati per la squadra, hanno fatto bene», dice il capitano Bigi. «Un’emozione indescrivibile quella che ho provato – dice Federico Mori – fino a poco tempo fa il Sei Nazioni lo guardavo dal divano di casa con i miei, ritrovarsi in campo, contro l’Irlanda, in uno stadio storico come questo non ha prezzo. Un sogno che si realizza. Mi dispiace per il risultato ma sono fiducioso per il futuro, siamo giovani e cresceremo, in futuro arriverà qualcosa di positivo». «Un sogno che si avvera, un’emozione che taglia le gambe – dice Gianmarco Lucchesi - È bello fare parte di questo gruppo. Ho cercato di dare il massimo per essere il più preciso possibile in quello che dovevo fare, felice per l’esordio, ma la sconfitta non mi fa stare bene del tutto». —
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