Gioco
93 casi contro zero Il calcio femminile al riparo dal Covid: grazie alle mini-bolle?
Le giocatrici seguono meglio le regole, tante vivono insieme Nuovo caso tra gli uomini: positivo Mancini, toscano della Roma
Ancora non hanno lo status di professioniste. Sono brave, bravissime come i seguitissimi Mondiali dello scorso anno hanno svelato. Alcune di loro, come Sara Gama, stanno diventando testimonial perfetti, volti ormai ricomoscibili. Hanno conquistato a nche San Siro, il 5 ottobre scorso, con il big match tra Juventus e Milan che si è giocato proprio alla “Scala”. Insomma, le donne del calcio sono un cointinente in emersione. E, in un momento complicato come questo, possono fregiarsi anche di un record che tanto banale non é: quello di essere un campionato completamente Covid free. Già, zero casi fino ad oggi, contro i 93 (in aumento, c’è da prevedere) dei colleghi maschi, soltanto a livello di massimo campionato.
E la sosta di 20 giorni (si devono giocare la Champions League e le qualificazioni ai prossimi Europei), aiuterà a tenere lontano lo spettro del virus dalle nostre calciatrici di punta
I dati parlano chiaro: dal 22 agosto ad oggi, da quando cioè la stagione delle donne ha preso il via, nessuna delle dodici squadre che compongono il massimo campionato ha riscoontrato un solo, singolo caso di positività. Soltanto negli ultimi giorni la Juventus è dovuta andare in isolamento fiduciario, causato però dalla positività di due membri dello staff tecnico, ma a quanto risulta le giocatrici sono tutte in perfetta salute.
Il segreto? Nemmeno i club della serie A femminile riescono a darsi una spiegazione convincente. Di certo, il protocollo seguito in questi mesi difficili ricalca perfettamente quello adottato dalla serie A maschile. Ogni settimana di campionato 288 giocatrici effettuano un tampone a 48 ore dal fischio d’inizio delle partite, mentre i test sierologici vengono eseguiti ogni due settimane. Seguendo gli stessi protocolli, dall’inizio della pandemia la Serie A maschile ha registrato 93 calciatori positivi. Va detto che le rose delle squadre maschili sono più numerosi, mediamente 25-26 calciatori contro 18 donne - e anche i contatti con l’estero, tra impegni con le nazionali e le Coppe europee, sono molto più frequenti, ma questo non basta a spiegare un divario così grande in termini di positività.
Si dice, e nel mondo del calcio in rosa questo rappresenta un vanto, che le calciatrici siano molto più attente a seguire le regole: gli abbracci in campo sono stati aboliti, e forse un gioco meno di contatto, meno fisico aiuta. L’igiene personale, in distanziamento, l’attenzione sono massimi. E poi c’è il fattore deella convivenza: molte giocatrici (il caso più evidente è quello del Napoli) vivono insieme, creando quindi fra di loro delle “bolle familiari” spesso involontarie”. Va ricordato infatti che le giocatrici – alcune delle quali studentesse – non sono professioniste ma dilettanti, non ricevono un vero stipendio e le loro paghe vanno da una media di 15.000 euro lordi annui a un massimo consentito di 28.000 euro e dunque la convivenza è anche un modo per sbarcare il lunario.
MANCINI POSITIVO
Terzo caso di Covid nella prima squadra della Roma. Positivo, dopo Diawara e Calafiori, anche Gianluca Mancini che lo comunica sul proprio profilo Instagram. «Ciao a tutti, sono risultato positivo al coronavirus e di conseguenza mi sono aggiudicato la quarantena» scrive il difensore, originario di Montopoli Valdarno, che poi aggiunge: «Fortunatamente mi sento bene e sto già facendo il conto alla rovescia per il rientro in campo». —
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