La protesta
La giovane Italia a Dublino per la ripartenza del 6 Nazioni
Roma
Franco Smith, ct della nazionale di rugby, porta in campo tre esordienti nel match di ripresa dell’attività internazionale domani a Dublino contro l’Irlanda. Titolare parte Paolo Garbisi, schierato all’apertura, in panchina sicuri di entrare due livornesi doc, Gianmarco Lucchesi e Federico Mori. Occhi puntati su Garbisi, 20 anni e 181 giorni, che diventa l’apertura azzurra più giovane dal 1995, quando il rugby è diventato sport professionistico. Franco Smith, ct della nazionale, affida a lui la cabina di regia senza tentennamenti: «Ha la giusta personalità, l’ha dimostrata sia nell’Under 20 lo scorso anno, sia nelle partite di Pro14 giocate fino a oggi. Da qui al mondiale (Francia 2023) ci sono 32 partite e non posso aspettare altro tempo per far fare esperienza ai nostri giovani. Nel resto del mondo giocatori di 20 anni nelle nazionali maggiori ci sono da sempre, e parlo del Sud Africa, dell’Australia, della Nuova Zelanda».
La nazionale torna dopo oltre sette mesi, riprende il Sei Nazioni interrotto il 7 marzo, terza giornata del torneo, tutti in campo meno noi a Dublino. Si torna all’Aviva Stadium (diretta 16,30 su DMax, canale 52 digitale) ma non ci sarà nessuno sulle tribune. L’Irlanda è in lockdown, chiusi alberghi, ristoranti, pub, si può solo giocare il rugby ad alto livello.
La rivoluzione di Smith passa da alcune parole chiave: “Nuovo inizio”, “Resilienza”, “L’Italia chiamò”. «È un nuovo inizio per tutto il movimento, per il modo di prepararci fisicamente allo scontro – dice il ct – per quello che voglio da questi atleti, per i nostri giovani. Negli ultimi 12 anni solo pochi hanno potuto raggiungere la nazionale e fare l’esperienza di alto livello di cui avevano bisogno. Ora abbiamo una nuova generazione di giocatori e dobbiamo farla giocare». A chi gli chiede dell’esplosività di Mori, così utile sui tre-quarti, risponde. «Può giocare 12, 13 o ala, abbiamo bisogno della sua fisicità». Poi c’è la “resilienza”. «Ho visto la capacità degli italiani durante questi mesi di far fronte alla pandemia, si sono adattati, hanno lottato. Voglio che questa capacità sia anche nostra, in campo, per far fronte alle difficoltà dell’incontro». E qui il discorso si fa epico. «L’Italia chiamò, il verso dell’inno, perché dobbiamo sentire questa responsabilità, questo impegno verso tutti». Poi, certo, le cose con l’Irlanda non saranno semplici. «I nostri giocatori hanno avuto solo due partite vere per prepararsi, quelle del Pro14 2020-21, gli irlandesi invece hanno avuto semifinali e finali della passata stagione conclusa a settembre. Altra intensità, altro ritmo. Per questo noi dobbiamo fare tesoro della fine del Sei Nazioni (si chiude il 31 ottobre a Roma con l’Inghilterra) e della Autumn Nations Cup. Soprattutto di quest’ultima che ci metterà di fronte a nazionali al nostro livello come Scozia e Fiji. Per noi ogni partita è sempre una guerra, abbiamo giocato con nazioni più alte di noi nel ranking, ma io ho bisogno di portare delle vittorie nella testa di questi ragazzi che devono affrontare le partite non con la paura di perdere ma con la voglia di vincere. E se in campo siamo davanti agli avversari continuare a giocare per la vittoria, non bloccarci nel timore di sbagliare». —
alessandro cecioni
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