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La nuova signora del pallone Anna Billò: darò voce alla partita

Michela Tamburrino
La nuova signora del pallone Anna Billò: darò voce alla partita

La giornalista, moglie di Leonardo, sostituisce la D’Amico su Sky 

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Esce dallo stereotipo, Anna Billò. Lo fa con ironia, cultura, grande competenza calcistica acquisita sul campo. Elementi indispensabili per poter giocare da vincente come giornalista sportiva bionda e bella, sposata con un ex calciatore famoso come Leonardo, oggi dirigente sportivo: una vita che la porta a dividersi tra Parigi dove abita e Milano dove lavora.

Ora prenderà il posto di una fuoriclasse come Ilaria D'Amico alla conduzione di Champions League Show, lo studio pre e post partita della Champions in onda su Sky Sport, con tutte le interviste ai protagonisti prima e dopo i match. Accanto a lei, Alessandro Costacurta e un dream team composto da Paolo Condò, Fabio Capello, Esteban Cambiasso e Alessandro Del Piero.

Billò, entrerà con la maglia che fu di D'Amico. Come adatterà il programma alla sua personalità?

«Ilaria è un talent, io sono una giornalista entrata in Sky da praticante. Non mi porrò da protagonista, darò voce alla partita, agli ospiti. Al mio fianco avrò Mister Champions Costacurta e tanti altri campioni sul campo».

Promossa sul campo dopo gli anni di Europa League.

«Sì, alla fine la gavetta è stata riconosciuta. La carta stampata mi ha insegnato l'utilizzo delle parole e i tempi di scrittura, la radio mi ha dato modo di pensare in diretta senza preoccuparmi del capello. In tv la possibilità trasversale di stare in studio e dietro le quinte».

Perché a condurre trasmissioni sportive non c'è mai una brutta? Cominciò la Clerici e a seguire una carrellata di bellone fino a D'Amico, Leotta, lei stessa.

«Succede in tutto l'ambito televisivo. L'impatto in video serve».

Lei ha due figli da Leonardo, sposando oltre a suo marito, il cliché contemporaneo: la giornalista con il calciatore, stile D'Amico-Buffon.

«E no, sarei stata comunque fuori tempo. Io e Leonardo ci siamo incontrati da vecchi a livello anagrafico, così abbiamo evitato lo stereotipo. Anche perché Leonardo non era più neanche calciatore ma un dirigente.

È stato molto paziente, io lo schivavo per tutte le connessioni con quel mondo che non volevo fuori dal lavoro. Poi piano piano mi ha conquistata». —



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