Gioco
La nuova signora del pallone Anna Billò: darò voce alla partita
La giornalista, moglie di Leonardo, sostituisce la D’Amico su Sky
Esce dallo stereotipo, Anna Billò. Lo fa con ironia, cultura, grande competenza calcistica acquisita sul campo. Elementi indispensabili per poter giocare da vincente come giornalista sportiva bionda e bella, sposata con un ex calciatore famoso come Leonardo, oggi dirigente sportivo: una vita che la porta a dividersi tra Parigi dove abita e Milano dove lavora.
Ora prenderà il posto di una fuoriclasse come Ilaria D'Amico alla conduzione di Champions League Show, lo studio pre e post partita della Champions in onda su Sky Sport, con tutte le interviste ai protagonisti prima e dopo i match. Accanto a lei, Alessandro Costacurta e un dream team composto da Paolo Condò, Fabio Capello, Esteban Cambiasso e Alessandro Del Piero.
Billò, entrerà con la maglia che fu di D'Amico. Come adatterà il programma alla sua personalità?
«Ilaria è un talent, io sono una giornalista entrata in Sky da praticante. Non mi porrò da protagonista, darò voce alla partita, agli ospiti. Al mio fianco avrò Mister Champions Costacurta e tanti altri campioni sul campo».
Promossa sul campo dopo gli anni di Europa League.
«Sì, alla fine la gavetta è stata riconosciuta. La carta stampata mi ha insegnato l'utilizzo delle parole e i tempi di scrittura, la radio mi ha dato modo di pensare in diretta senza preoccuparmi del capello. In tv la possibilità trasversale di stare in studio e dietro le quinte».
Perché a condurre trasmissioni sportive non c'è mai una brutta? Cominciò la Clerici e a seguire una carrellata di bellone fino a D'Amico, Leotta, lei stessa.
«Succede in tutto l'ambito televisivo. L'impatto in video serve».
Lei ha due figli da Leonardo, sposando oltre a suo marito, il cliché contemporaneo: la giornalista con il calciatore, stile D'Amico-Buffon.
«E no, sarei stata comunque fuori tempo. Io e Leonardo ci siamo incontrati da vecchi a livello anagrafico, così abbiamo evitato lo stereotipo. Anche perché Leonardo non era più neanche calciatore ma un dirigente.
È stato molto paziente, io lo schivavo per tutte le connessioni con quel mondo che non volevo fuori dal lavoro. Poi piano piano mi ha conquistata». —
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