Il dolore
Il sogno del Milan che scalda il cuore
La domanda del giorno rimbomba su giornali, tv e social da quando un signore di 39 anni, all’anagrafe Zlatan Ibrahimovic, ha deciso che il derby, questo derby, doveva tingersi di rossonero: il Milan può vincere lo scudetto? La ragione direbbe di no, il sentimento lascia uno spiraglio aperto. Perchè è bello immaginare, fantasticare sulle grandi imprese, sull’underdog che improvvisamente diventa re.
Questo Milan ricorda la favola di Rocky Balboa. Ne ha prese talmente tante in questi ultimi anni sul ring del campo, ma soprattutto fuori, che vederlo adesso cadere, rialzarsi e fare fuori gli Apollo Creed pieni di soldi e ambizioni fa bene al cuore e al campionato. Questo al netto di ogni appartenenza di cuore o simpatia per un club o per l’altro: è il sogno, è l’ambizione che conta. La voglia di andare oltre ai propri limiti.
Già, perchè - e qui torna in campo la fredda logica, l’analisi nuda e cruda - il Milan non ha la potenza di fuoco della Juve, dell’Inter, dell’Atalanta, e forse neppure del Napoli. Ma ha un allenatore serio, un progetto che mixa mirabilmente esperti nocchieri e giovani in rampa di lancio e finalmente una società che sta lì, presente, rappresentata da uno che il rossonero lo ha nel Dna, e si chiama Paolo Maldini. Magari lo scudetto, il Milan, non lo vincerà. Ma vederlo lassù scalda il cuore.
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