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Italia, il tabellino Immobile delle punte: giochiamo bene, ma senza centravanti

Giorgio Billeri
Italia, il tabellino Immobile delle punte: giochiamo bene, ma senza centravanti

Dei 48 gol della gestione Mancini solo 17 arrivano dall’attacco. Belotti e Immobile non convincono, Caputo c’è ma...

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Se Roberto Mancini, il giorno dopo Italia-Olanda, sente l’esigenza di consolare via social Ciro Immobile, significa che il problema c’è, e nessuno lo nasconde: all’Italia manca terribilmente un attaccante. Uno in grado di trasformare in moneta sonante il sontuoso gioco del centrocampo, i puntuali inserimento degli esterni. Uno che la butta dentro, insomma. I dati della gestione manciniana, che pubblichiamo in questa pagina, sono più chiari di ogni dissertazione: sulle 48 reti realizzate, solo 17 sono arrivate dagli attaccanti. E il top scorer dell’era-Mancio, con 4 centri, è il regista Jorginho insieme al Gallo Belotti. 26 reti sono arrivati dai centrocampisti, e si dirà che il gioco voluto dall’ex ciuffo d’oro della Samp si basa sigli inserimenti e sui tagli da dietro: è vero, certo.

Ma quando le partite si incarogniscono e gli altri si chiudono (l’Olanda del calcio totale, ad esempio, è arrivata a Bergamo con un barrierone a cinque a centrocampo, segno che ormai tutti ci rispettano), ci vorrebbe l’esecutore d’area, lo spietato killer, quello che trova anche strade non propriamente affascinanti per il gol, un rimpallo, un tocco di tibia, un tap in. Noi, quella figura, purtroppo non l’abbiamo. Belotti si sta trasformando sempre più in un generosissimo clone di Ciccio Graziani, che strappa sempre la sufficienza sbattendosi, facendo a sportellate con il mondo e aprendo varchi per i compagni, ma la porta la vede pochino. Ancora meno la vede Immobile, vero mistero (non) gaudioso di questa era azzurra: nella Lazio segna anche con la forza del pensiero, con la nazionale è invaso dallo spirito di Calloni: lo spreco faccia a faccia con Cillessen non è da Scarpa d’oro.

In molti, a fine partita, nell’arena dei social, ha evocato Ciccio Caputo, in omaggio all’italianissimo vezzo del chi non c’è ha sempre ragione. Caputo ha 33 anni e qualcuno gli ha già cucito addosso la favola di Schillaci, a sproposito. L’ex empolese è uno che la porta la vede anche al buio senza i fari, ma non si può caricare sulle spalle di un debuttante il peso di un reparto: nel Sassuolo fa mirabilie, e anche se i moduli di De Zerbi e Mancini non sono poi troppo dissimili, non è proprio la stessa cosa.

Insomma, all’orizzonte non si vedono prime punte pure, in grado di fare la differenza. Cutrone, Petagna, pavoletti sono pivot diversi tra loro, la cui caratura internazionale è tutta da valutare. E anche a livello di Under si vede poco. Il povero Mancio, allora, dovrà continuare a sbattersi inventando mudili flessibili e goleador estemporanei. Un peccato, perchè la crescita esponenziale di questo gruppo rischia di restare incompleto, e magari all’Europeo rischiamo di pagare questo “buco”. Se Lewandowski avesse avuto un nonno friulano, saremmo stati a cavallo. Ma non risulta, ahinoi. —
 

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