Toscana
Ecco tanti buoni motivi perché Piancavallo sarà una giornata chiave
Almeida ancora in rosa, obiettivo tenerla fino a domenica Se poi martedì la corsa si fermasse per Covid avrebbe vinto
Antonio Simeoli
INVIATO A CESENATICO
Freddo. Pioggia. Sul mare, figurarsi cosa accadrà la prossima settimana in montagna, virus sempre permettendo. A Cesenatico, nella tappa delle salite di Marco Pantani, ieri sembrava d’essere quel giorno di 22 anni fa al Tour de France quando il Pirata scattò sul Galibier e mise all’angolo Ullrich indossando la maglia gialla e prenotando la Grande Boucle.
Ieri il Pantani l’ha fatto Jhonatan Narvaez, 23enne ecuadoriano della Ineos, battendo nel finale, dopo un avvincente testa a testa l’ucraino Mark Padun (Bahrain), che la tappa l’aveva persa a 23 km dalla fine per la rottura d’una ruota quando la volata a due era già scritta. Insomma, accanto alla bandiera del Pirata a Cesenatico ha sventolato ancora una volta quella dell’Ecuador. Era già successo sull’Etna con Jonathan Caicedo (Ef), piuttosto incredibile per la piccola nazione americana che ha vinto pure il Giro 2019 con Richard Carapaz. E la dedica della prima vittoria al Giro è da applausi: «È per Nicolas Portal, il ds della Ineos, che ci ha lasciato in marzo a soli 40 anni».
No, sulle colline romagnolegli uomini di classifica non si sono visti, sono rimasti tutti assieme alle prese con mantelline, borracce di te caldo, forature, più che attaccare o difendersi dai rivali. Domenico Pozzovivo, a una ottantina di km dalla fine ha messo la sua Ntt a tirare, risultato nullo. E favore alla Deceuninck grande.
Così la maglia rosa Joao Almeida ha portato a dieci i giorni in maglia rosa. Zitto zitto, il portoghese ormai sorseggia l’amica crono del prosecco di domani, dopo la tranquilla frazione dei Colli Euganei, un’altra prova contro il tempo proprio come quella di Palermo che lo aveva rivelato.
La maglia rosa sembra serena, sicura di sé, timorosa il gusto. Abile a seguire la ruota di Vincenzo Nibali, battezzato come rivale numero uno, ma ieri lasciato solo dai compagni della Trek Segafredo (brutto segno). Joao ha 22 anni, una corsa di tre settimane non l’ha mai fatta, ma nel Giro d’Italia al tempo del Covid, dove si naviga a vista e Milano è ancora maledettamente tanto lontana, sarà fondamentale arrivare in rosa al termine della tappa di Piancavallo.
Perché? Semplice. Non c’è una regola scritta, ma una consuetudine dice che una grande corsa a tappe si considera conclusa se i due terzi della stessa sono stati completati.
Insomma, se Almeida supererà Piancavallo, duro arrivo in salita proprio dove Pantani vinse al Giro 1998, e resterà in rosa, poi potrà attendere con animo più sereno dei colleghi le “forche caudine” dei tamponi anti-Covid previsti per lunedì durante il giorno di riposo di Udine. Se la corsa non dovesse partire, Almeida avrebbe vinto il Giro. Non sarebbe un trionfo di cui andar troppo fieri senza le Alpi, ma sempre di un successo di tratterebbe.
«È stata una giornata dura, ma la mia squadra come al solito ha fatto la differenza. Il virus? Non so cosa succederà», ha detto, felice anche per l’arrivo dei genitori dal Portogallo.
Il “bollettino Covid”, nella vacillante bolla almeno ieri, ha dato buone notizie. I 17 poliziotti trovati positivi in Abruzzo non facevano parte della scorta del Giro vero, ma di quello per le bici elettriche. Logistica diversa, insomma.
I corridori? Non sono tranquilli. Alla partenza di Cesenatico il belga Thomas De Gent (Lotto) ha detto alla tv belga: «Questo Giro sta andando nella direzione sbagliata. È come se l’organizzazione ci stesse nascondendo delle cose. Mercoledì abbiamo sentito diversi corridori tossire. È la stagione dei raffreddori, lo sappiamo, ma alla fine non riesci più a concentrarti, i pensieri sono tanti». Parole pesanti.
Il team Educational First ha addirittura chiesto all’Uci di fermare tutto per mancanza di sicurezza. Mauro Vegni, direttore del Giro, conferma i tamponi a tappeto e difende la sua corsa. Determinato più che mai. «Bisogna andare avanti, in sicurezza, ma andare avanti». Poi la punta di amarezza: «Se tutte le squadre osservassero le regole i problemi sarebbero minori...». Oggi, verso Monselice, i colpi di tosse aumenteranno, speriamo solo per la pioggia presa ieri. Per fortuna, fino a martedì a San Daniele del Friuli il tempo sarà bello con temperature accettabili. Ma poi? Se ieri sulle strade di Pantani con dieci gradi e la pioggia i corridori hanno patito le pene dell’inferno, cosa accadrà sulle Alpi? Mascherina addosso continuiamo a navigare a vista. È la cosa migliore. —
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