Sicurezza
Nadal schianta Djokovic, Parigi è sua. Il maiorchino come Federer, 20° slam
Il serbo in partita solo nel terzo set (6-0, 6-2, 7-5), ma sulla terra rossa la differenza è stata evidente dai primi scambi
PARIGI. Rafa Nadal vince il suo 13° Roland Garros ed eguaglia i 20 slam di Roger Federer ed ora è leggenda. Domina Novak Djokovic 60 62 75 e diventa il primo uomo nell’era Open a vincere un major a quindici anni dal primo trionfo. Raggiunge Serena Williams, Martina Navratilova e lo stesso Djokovic nel ristrettissimo gruppo di campioni con almeno un major all’attivo in tre decenni differenti dal 1968 ad oggi. Nell’era Open, non esiste nessuno che abbia vinto più Slam dopo i trent’anni. Lo spagnolo dal 3 giugno 2016 (suo 30° compleanno) ha messo in fila quattro Roland Garros consecutivi e due US Open (2017 e 2019). È il terzo campione più anziano a Parigi nell’era Open dopo Ken Rosewall, che vinse a 34 anni e 218 giorni nel 1969 e Andres Gimeno che trionfò nel 1972 a 34 anni e 306 giorni.
«Oggi hai dimostrato perché sei il re della terra – ha ammesso Novak Djokovic, rivolgendosi al rivale –. È stato un match complicatissimo. Non sono contento di come ho giocato, ma sei stato più forte di me». Nadal restituisce i complimenti a Djokovic. «Complimenti a Novak e al team. Quel che stai facendo nel tennis è speciale. In qualche modo, è un piacere condividere il campo con te. Spero di affrontare ancora altre battaglie con te. La situazione nel mondo non è certo felice, per cui non riuscirò a festeggiare appieno questo risultato. Spero che l’anno prossimo lo stadio potrà essere di nuovo pieno».
L’inizio di Djokovic è da incubo. Mette in campo quattro prime di servizio su 15 nei turni di battuta inaugurali della partita e subisce subito due break. Nadal lo attacca sistematicamente sul rovescio, con una varietà di traiettorie e una precisione costante nei colpi che sfianca il serbo. Tiene in mano il gioco, al servizio e in risposta, appena Djokovic accorcia, accelera immediatamente con il lungolinea a campo aperto. Il numero 1 del mondo appare incerto negli appoggi, è come se scivolasse al momento di colpire. Nei primi quattro game vince solo un punto su nove negli scambi chiusi con meno di tre colpi. Non trova il modo di fare il punto a un Nadal in assoluto controllo della partita. Dei primi 34 punti di Djokovic, 21 sono maturati grazie a colpi vincenti. È anche questo che spinge il serbo ad azzardare di più, a uscire dalla sua zona di sicurezza e a giocare colpi con meno margine di sicurezza. Ma in 45 minuti Nadal completa il secondo 6-0 nella storia della loro rivalità. Il primo set ha avuto un peso determinante nei loro scontri: solo 7 volte su 55, infatti, chi ha perso il parziale d’apertura ha poi vinto il match. Negli scontri Slam, si è vista però una sola rimonta di questo tipo. Risale alla finale del Roland Garros 2014, ultimo successo dello spagnolo sull’attuale numero 1 del mondo in un major. Il secondo set si mantiene su binari simili. I numeri impressionano: Nadal vince 12 dei primi 14 game della partita con un bilancio di 21 vincenti e 6 gratuiti. Djokovic di fatto entra in partita dall’inizio del terzo set, quando recupera un iniziale break di svantaggio. L’urlo rimbomba nel Philippe Chatrier coperto dal tetto. Il match evolve. Il serbo tiene meglio gli scambi e gioca più vicino al campo. Nadal però è implacabile con il rovescio carico in lungolinea, un’aggiunta che aumenta ancora il coefficiente di difficoltà della sfida. Lo gioca in sicurezza, alto e profondo, con molta rotazione. Così toglie certezze a chi punterebbe sul rovescio per andargli deciso contro il dritto. Il terzo set vive di qualche game di equilibrio e Nole riesce a trovare il vantaggio ma senza che si abbia mai davvero la sensazione che l’esito possa cambiare nella sostanza. Alla fine ad alzare la 13° coppa è Nadal. L’unico a creargli davvero pensieri è stato Jannik Sinner nei quarti, speriamo che sia il prossimo. —
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