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Domenica di pioggia, record e cannibali

Giorgio Billeri
Domenica di pioggia, record e cannibali

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Una domenica del genere ti riconcilia con lo sport, per qualche istante ti fa anche dimenticare la dimensione surreale in cui è immersa la vita di tutti noi, campioni compresi.

Eppure, il rombo di Hamilton e il dritto uncinato di nadal ci trascinano dal divano direttamente nella leggenda dello sport. La vittoria, routinaria nella sua chiarezza, del cannibale britannico della Formula 1 e il successo numero tredici del martello di Manacor sulla terra rossa parigina hanno i connotati del capitolo di un libro di storia: quella volta che al Nuerburgring (poteva scegliere un circuito banale?), Hamilton centrò la sua vittoria numero 91, acciuffando sul tetto di ogni tempo colui che su queste curve è nato, Michael Schumacher: nessuno come loro, nella storia della F1. E poteva Rafa scegliere un altro palcoscenico che non fosse il Roland Garros per arrampicarsi ai venti slam vinti in carriera, proprio come l’amico-rivale Roger Federer? No, non potevano: l’epica dello sport ha delle regole non scritte e sembra inevitabile che certe imprese vadano scritte in luoghi mitici e speciali. E’ stata anche la domenica di un italiano di provincia, Danilo Petrucci da Terni, che ha messo anche la sua griffe nel Motomondiale più incerto di sempre, sotto la pioggia crudele di Le Mans. E a proposito di pioggia, la faticosa e bagnatissima ascesa a Roccaraso non sarà entrata nel libro dei ricordi del Giro, ma ha emozionato. C’era bisogno di una domenica così. —

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