Gioco
Se ne va il “dottore” azzurro Fino Fini, medico e ideatore del museo di Coverciano
ROMA
Dalla Corea di Edmondo Fabbri alle imprese di Messico '70, fino agli ultimi mesi di azzurro con Enzo Bearzot, campione del mondo nell'82. Il calcio italiano dice addio a Fino Fini. È stato il dottore dell'Italia del pallone, ma anche direttore del centro tecnico di Coverciano e ideatore del Museo del calcio. «È un giorno triste per il calcio italiano», ha detto il presidente Figc, Gabriele Gravina, ricordando un protagonista classe 1928 che ha attraversato diverse epoche. Nel sua vita, sei spedizioni mondiali, dal Cile 1962 a quella trionfale del titolo vinto in Spagna nel 1982 dove nel frattempo il ruolo di 'primò dello staff sanitario era stato preso dal suo vice, Leonardo Vecchiet. Fini aveva poi aggiunto una trentennale esperienza alla guida del Centro tecnico federale di Coverciano, dal '67 al '95, del quale aveva curato ogni dettaglio, dall'organizzazione della struttura che ha ospitato i raduni dell'Italia calcistica alla gestione della scuola allenatori federale. Nel 1962 Fini era entrato, con Edmondo Fabbri, nello staff tecnico della Nazionale. Entrambi furono coinvolti dalle polemiche seguite al Mondiale del '66, quello della storica eliminazione ad opera della Corea del Nord. Nel 1982 allo staff medico degli Azzurri a Fini si era aggiunto Vecchiet. In quella edizione, terminata con la finale vinta dall'Italia contro la Germania, fece clamore l'utilizzo della carnitina (da non confondere con la creatina), una sostanza che venne somministrata a Pablito Rossi e soci. Nulla a che fare con il doping, solo un principio simile alla vitamina. —
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