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Travaglia, all’inferno e ritorno con un cuore piombinese

Cristiano Lozito
Travaglia, all’inferno e ritorno con un cuore piombinese

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Non ha mai smesso di crederci, Stefano Travaglia, uno che a tennis ha sempre giocato bene, ma che certo non ha avuto la sorte dalla sua. Così, alla soglia dei 29 anni, quando in tanti ormai vivacchiano nei circuiti minori, l’ascolano con il cuore piombinese, vive il suo momento più bello, il passaggio del turno per la prima volta agli Internazionali d’Italia (6-4 7-6 al numero 28 del mondo Taylor Fritz), un ranking ormai stabilmente nei primi 100 del mondo ma con la voglia di salire ancora (a oggi è nella posizione numero 82), la convocazione in azzurro.

Le soddisfazioni (accesso a tutti i quattro tornei Slam, primo turno superato a quello australiano e agli Us Open, un’epica sconfitta col talento russo Rublev per 7-5 al quinto set nel turno inaugurale di Wimbledon 2019), non gli sono mai mancate, ma la sua è una carriera sull’ottovolante, tra gravi infortuni e faticose risalite. La parte piombinese di Stefano Travaglia sta nel ramo materno: la mamma, Simonetta Bozzano, giocatrice di talento prestata all’insegnamento, era figlia di Arnaldo, un pioniere del tennis piombinese. Nel 2011 arriva un terribile incidente domestico: scivola sulle scale, sbatte contro una finestra, una scheggia di vetro gli procura una lacerazione dal polso al gomito destro. Stop di quasi un anno, discesa di 400 posizioni in classifica e ripartenza dall’inferno dei tornei minori. Pian piano risale, Stefano, ma i guai non sono finiti: nel 2015 si frattura lo scafoide della mano sinistra, due mesi di stop, poi nel 2016 un altro gravissimo infortunio: frattura da stress alla schiena, sette mesi fermo. Stavolta sembra proprio finita, ma lui non ci sta. Riparte e inizia a vincere challenger, la qualificazione per Wimbledon – impensabile pochi mesi prima – è la molla che nel 2017 lo spinge a tentare di raggiungere un sogno, entrare nei primi 100. Ora c’è Coric. —

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