Gioco
Fontana: stiamo lavorando per riaprire gli stadi Malagò: facciamo presto
MILANO
Aprite gli stadi. L'appello dello sport per la ripresa della nuova stagione agonistica, dopo il fermo per l'epidemia da Coronavirus e una ripresa a macchia (il calcio sì, basket e pallavolo no) è stato in parte superato dall'evoluzione dell'epidemia da Coronavirus. Resta però la volontà - per ora affidata ai presidenti delle Regioni - di tornare alla normalità non solo sui campi di gioco, ma anche sugli spalti. «Porremo le basi per consentire a breve di riaprire le strutture sportive e fare in modo che tutti gli appassionati possano ricominciare a frequentate gli stadi», ha detto il governatore della Lombardia, Attilio Fontana. Il tradizionale appuntamento di Monza per ora è costretto a rimborsare i 33 mila biglietti acquistati prima dell'8 marzo, ma da San Siro a tutti gli impianti meno noti, l'idea è quella di una riapertura graduale. Come già avvenuto in altre Regioni: il basket riparte con la Supercoppa e con Olimpia-Cantù ma senza tifosi, l'Emilia ha già annunciato che gli incontri in Regione avranno pubblico per il 25% della capienza e Mestre ha aperto a 648 spettatori per partita. Numeri contati, certo, ma per il presidente del Coni, Giovanni Malagò, «è normale che tutti i governatori delle Regioni abbiano formidabili pressioni da parte dei soggetti che devono organizzare eventi sportivi, in particolare quelli che ruotano attorno ai campionati di una certa importanza. Senza entrare nelle percentuali, chi al 5%, chi al 10%, chi al 30%, rispettando regole e protocolli, è chiaro che tutti hanno interesse. Altrimenti salta il banco, perché viene meno anche il minimo che consente a queste società di avere introiti». La tendenza dell'Europa, intanto, è però quella contraria. La crescita dei numeri consiglia rigoreanche alla Germania: la cancelliera Merkel ha annunciato che la chiusura degli stadi è prolungata fino a dicembre. —
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