Gioco
Fabio Genovesi, un racconto giallo: «Narrerò il Tour nascosto»
Da sabato lo scrittore versiliese sarà la seconda voce per la Rai alla Grande Boucle. «Un sogno che si avvera: parlerò delle storie, dei paesi e anche della cecìna toscana»
Delle imprese dei ciclisti al Tour de France, fino ad oggi, ha scritto soltanto nei suoi romanzi. A cominciare dall’ultimo – Cadrò, sognando di volare, uscito a gennaio per Mondadori – in cui descrive i trionfi di Marco Pantani alla Grande Boucle che fanno da cornice e filo conduttore alla storia principale del libro. Da sabato, però, Fabio Genovesi le strade del Tour potrà finalmente percorrerle di persona come inviato della Rai. Spetterà infatti a lui il compito di far vivere agli spettatori da casa – insieme a Francesco Pancani e Marco Saligari – le ventun tappe della corsa a tappe più importante del mondo. Un’esperienza che lo scrittore versiliese ha già vissuto lo scorso anno al Giro d’Italia, ma che per la prima volta affronta al seguito della carovana gialla. «Un altro sogno che si avvera, visto che il Tour l’ho sempre ammirato solo da appassionato di ciclismo alla tv», spiega Genovesi non senza un pizzico di emozione mentre prepara le valigie per Nizza, prima tappa delle ventuno che lo porteranno fino agli Champs Elysées il 20 settembre.
Fabio Genovesi al Tour: un’esperienza speciale in un anno speciale…
«Non c’è dubbio. Questa edizione sarà certamente diversa da tutte le altre. E strana. Il Tour de France, oltre all’immenso valore sportivo, è sempre stata una grande festa popolare. Ogni tappa si trasformava in una giornata-evento per la città che ospitava i corridori. Quest’anno, con le misure anti Covid che condizioneranno pesantemente la presenza del pubblico, non potrà essere la stessa cosa. E noi stessi dovremo attenerci ad una serie di protocolli molto ferrei. Per esempio già prima della partenza ci sottoporremo ad un tampone per escludere la nostra positività al virus. Comunque anche questo sarà uno dei motivi del Tour 2020. E dovremo raccontarlo insieme alle imprese dei corridori».
Quale sarà il suo compito in tv?
«Nelle nostre dirette Francesco Pancani avrà il ruolo classico del telecronista, Marco Saligari da ex ciclista sarà il tecnico del trio, mentre a me toccherà il compito di improvvisare una sorta di commento umano. Insomma, io sarò l’appassionato di ciclismo che segue e racconta le imprese dei suoi idoli. Ma, da scrittore, cercherò di scovare anche delle storie semisconosciute nei paesi e nelle città che saranno attraversate dal Tour facendole conoscere anche al grande pubblico italiano».
Ci sarà anche un pizzico di Toscana nei tuoi racconti?
«Intanto due dei tre componenti della squadra sono toscani, visto che Francesco Pancani è fiorentino. Naturalmente nei miei racconti ci sarà anche un po’ d’Italia. E anche di Toscana: proprio in occasione della prima tappa, ad esempio, parlerò della socca, che è uno dei piatti tipici di Nizza. E che altro non è che la nostra cecina (o torta, alla livornese) che fu esportata in Costa Azzurra dai genovesi. Anche se i francesi diranno che l’hanno inventata loro…».
Hai studiato il percorso? Quali sono le località che toccherà il Tour de France che ti affascinano di più?
«A parte Nizza e la Costa Azzurra, da cui partiremo, la corsa si snoderà soprattutto nel centrosud della Francia. E attraverserà regioni che adoro come ad esempio la Provenza e i Pirenei. Molto però mi aspetto anche dalle tappe che toccheranno i dipartimenti centrali. Qui ci sono paesaggi meravigliosi e ben conservati che non vedo l’ora di conoscere. Dei francesi ammiro il grande rispetto della natura, cosa della quale noi italiani invece troppo spesso difettiamo».
Naturalmente c’è anche l’aspetto sportivo. Che Tour de France ti aspetti, da questo punto di vista? E che ruolo potranno rivestire gli italiani?
«Purtroppo quest’anno dagli italiani non mi aspetto grandi cose. O, meglio, non credo che ci sia un corridore italiano che possa aspirare alla vittoria finale. Mi auguro però che qualche giovane possa farsi notare e che possa aspirare ad un ruolo da protagonista nelle future edizioni del Tour. Se è vero che non vedo gli italiani fra i favoriti, è anche vero che quest’anno a mio modo di vedere non c’è né il grande favorito né una rosa ristretta di candidati. Complice anche un calendario pesantemente influenzato dall’emergenza coronavirus, mi immagino una corsa apertissima in cui in tanti potranno giocarsela fino in fondo. Staremo a vedere. Noi, comunque, saremo lì per raccontare questo strano Tour de France. Speriamo di farlo nel miglior modo possibile». —
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