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Mazzinghi e il bacio che vale l'eternità

Giorgio Billeri
Mazzinghi e il bacio che vale l'eternità

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Chissà se, tra vent’anni, la foto di Nino Benvenuti che si china a baciare sulla fronte l’amico rivale Sandro Mazzinghi deposto nella bara entrerà nell’iconografia del nostro sport. Noi siamo convinti che sarà così, per la potenza dell’immagine e per il fatto che questo scatto riunisce in un istante drammatico e nello stesso tempo così intimo due dei più grandi rivali che lo sport italiano abbia espresso. «Io e Mazzinghi siamo stati come Coppi e Bartali, come Rivera e Mazzola», dice Nino. Verissimo. E non è un caso che queste grandi coppie di avversari siano stati celebrati e consegnati alla storia proprio da una foto: la borraccia che passa dalla mano di Fausto a quella di Gino (o viceversa, nessuno lo saprà mai), uniti per una volta nella titanica fatica di una salita sullo sterrato, Gianni che entra al posto di Sandro per una delle tante, contestatissime, staffette in azzurro o quando le loro mani si incontravano a centrocampo per uno dei tanti derby meneghini. Impossibile dimenticare anche i visi tirati e gli sguardi che si evitano di Francesco Moser e Beppe Saronni, altri due carissimi nemici. Eppure, chi tanto si è odiato alla fine si ritrova. Come Nino, che bacia il “suo” Sandro. In una foto che diventerà storia. —

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