La manifestazione
Il rugby perde la Toscana
I Medicei in crisi economica si autoretrocedono dalla Top 12
La crisi economica lascia il segno sul rugby. La Toscana perde l’unica rappresentante del Pro12, il massimo campionato italiano: i Medicei hanno deciso di rinunciare e ripartire dalla seconda squadra, in serie A. Anche il San Donà ha rinunciato, ma dovrà ripartire dalla B. La Federazione rugby sarebbe orientata a non ripescare nessuna formazione e pensa a un Pro10. Incerte la data di inizio del campionato e la sua formula. Tra le ipotesi uno slittamento al 2021, due gironi all’italiana con partite di andata e ritorno fra quelle del proprio girone e di sola andata con le squadre dell’altro girone, poi semifinali e finali fra le prime due di ogni raggruppamento. Questo considerando anche la Nations Cup che si dovrebbe giocare in Francia e Inghilterra fra novembre e dicembre con l’Italia inserita in un girone con Francia Scozia e Giappone. La ripresa autunnale potrebbe essere affidata alla Coppa Italia.
Tutto questo mentre si torna in campo nel Guinness Pro14, la lega celtica a cui partecipano le franchigie italiane di Benetton e Zebre. Per chiudere la stagione si è deciso di giocare solo i derby nazionali. Venerdì in campo Benetton e Zebre a Treviso (ritorno il 30 a Parma). Hanno vinto gli ospiti, un po’ a sorpresa, per 13-17, segnando due mete con Boni e Tuivati, dall’altra parte in meta Riera. Si è giocato a porte chiuse come forse mai era accaduto nella storia della pallaovale italiana, ma non sono stati gli spalti vuoti, né i moscerini che avvolgevano i giocatori a mettere tristezza, piuttosto ritrovare quel rugby privo di idee e guizzi di prima del lockdown. Sei mesi di sosta potevano essere l’occasione per cambiare mentalità, dare uno spirito nuovo alle squadre, invece niente. Solo i meccanismi difensivi hanno ben funzionato, ma è poca cosa in vista degli impegni della nazionale (in campo divisi fra le due formazioni c’erano 26 azzurri) contro Irlanda ed Inghilterra fra 8 settimane. Altra nota positiva i tanti giovani, fra cui i toscani Mori (Zebre) e Lucchesi (Benetton) entrati in campo quasi insieme dalla panchina e impegnati per tutto il secondo tempo.
In tanta desolazione le emozioni più forti le ha date l’addio al rugby di un gladiatore. “Superman è nato a Udine. Grazie Ale!”, diceva lo striscione nella tribuna dello stadio Monigo di Treviso. Ale è Alessandro Zanni, un monumento del rugby italiano che a 36 anni, dopo 25 di battaglie, ha deciso di fermarsi. Quella di venerdì è stata la sua ultima presenza in campo con la Benetton, dopo 11 anni. Alla nazionale aveva detto addio a Parigi, presenza numero 119, la 120 era sfuggita per un acciacco nel riscaldamento contro la Scozia, all’Olimpico. «E’ difficile racchiudere in un discorso quello che ho provato uscendo dal campo o durante la settimana che ha preceduto l’incontro quando mi sono passati davanti agli occhi i mille gesti che ho ripetuto in questi anni, difficile esprimerlo a parole». Parole Zanni non ne ha mai sprecate. Friulano in tutto e per tutto, un po’ come Zoff, essenziale ma perfetto. Eppure alla fine delle partite se volevi la sintesi di quello che era successo era da lui che andavi, perché non si sarebbe nascosto dietro a nessuna scusa (cosa rara comunque nel rugby). Anche venerdì, per dire, alla fine del primo tempo, con il fiatone, a Mauro Bergamasco, oggi telecronista e un tempo suo compagno di linea in azzurro, ha detto chiaro perché la Benetton arrancava con le Zebre: «Abbiamo vanificato con l’indisciplina le azioni con la palla in mano, non abbiamo mantenuto il possesso come ci eravamo prefissati di fare». Definitivo. —
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