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Birra o champagne? Bayern-Psg, è la notte tra talenti e denaro

Jacopo D’Orsi
Birra o champagne? Bayern-Psg, è la notte tra talenti e denaro

Flick conferma Perisic: «Loro sono simili al Barcellona» Tuchel: «Giocarsela è già un sogno, completiamo l’opera»

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Shakerata dalla Champions più lunga e assurda di sempre, scampata al coronavirus grazie a cinque mesi di stop a cavallo del ritorno degli ottavi e a una Final Eight a porte chiuse simile a un Mondiale, sarà comunque una gran finale quella che ci gusteremo stasera, 85 giorni in ritardo rispetto al primo appuntamento (30 maggio). Avrebbe meritato un Da Luz strapieno e non desolatamente deserto, perché a Lisbona – non più Istanbul – sono rimaste le migliori: Psg e Bayern.

Miscela esplosiva, straordinario cocktail di classe e denaro, ambizioni e nobiltà. Una guerra dei mondi calcistica, le due superpotenze di Francia e Germania – una delle due stasera completerà il Triplete – non potrebbero essere più diverse: l’una debutta al ballo della coppa (41ª finalista), l’altra è una veterana (11ª finale); l’una ci è arrivata a suon di petrodollari, i 1300 milioni spesi dal 2011 dalla proprietà del Qatar dribblando il fair play Uefa, l’altra – in attivo da 27 bilanci – raccogliendo i frutti della programmazione. Noi restiamo a guardare, come accade sempre più spesso. E, per una sera, ad arbitrare: in bocca al lupo a Orsato.

Non fosse per una certa predisposizione a scivolare sul traguardo, con cinque ko in finale è secondo solo alla Juve (sette), non avremmo dubbi sul Bayern. Flick, che ha un solo dubbio a sinistra (Perisic favorito su Coman) e sfida Tuchel nel derby tedesco, guida una fuoriserie senza punti deboli: dopo dieci successi su dieci (sette con almeno tre reti di scarto) e addirittura quarantadue gol segnati, va caccia della Champions perfetta come Lewandowski, sempre a segno (quindici gol) in nove presenze. L’undicesimo trionfo renderebbe il Bayern l’unica squadra campione vincendo tutte le partite, il Milan nel 1992-93 si fermò di fronte al Marsiglia.

Il ripescato Müller spiega la svolta del tecnico subentrato a Kovac a inizio novembre: «Ci ha detto di prendere più rischi, di tenere la difesa più alta. È la chiave del nostro gioco che amiamo: così pressiamo di più e arrivano le occasioni».

Dopo Chelsea, Barça e Lione, travolti da una valanga di gol (18), ci prova il Psg in cui Verratti è in ballottaggio per una maglia da titolare.

Miglior difesa della Champions e pericolosissimo con il suo tridente da 430 milioni, nel quale il fenomeno Neymar sogna di raccogliere il testimone da Ronaldo e Messi, fuori insieme dalle semifinali dopo 14 stagioni. La velocità di Mbappé, anch’egli a caccia della consacrazione dopo il Mondiale vinto da teenager, può essere l’arma vincente per diventare la 23ª squadra ad alzare la Coppa Campioni.

Ultimo a iscriversi al club, il Chelsea nel 2012: proprio contro il Bayern. «L'idea per il match contro il PSG è di imporre il nostro atteggiamento di gioco - spiega Flick - cercheremo di tenere alta la linea del pressing e della difesa. Poi, vedremo cosa accadrà.

E' una finale, una partita aperta. Non penso che dovrò cambiare molto rispetto alle scorse esibizioni. Abbiamo visto le loro partite, li abbiamo studiati bene: il Psg è una squadra assai simile al Barcellona».

«Siamo qui per giocare la finale e vincerla. Ovviamente è la sfida più grande della mia carriera. E' difficile descrivere le mie emozioni: sono esausto e felice - le parole di Tuchel - non faremo niente di speciale, perché la partita è già speciale». —

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