Gioco
L’ultimo ad alzarla fu Gigi: quella Coppa la vinse prima di entrare in campo
Simoni e l’Uefa del 1998: nel prepartita caricò la squadra reduce dalla beffa in campionato. Un allenatore molto diverso da Conte, ma simile nella determinazione e nella concentrazione
LUCCA. La sera del 6 maggio di 22 anni fa l’Inter di Gigi Simoni conquistò al parco dei Principi di Parigi l’allora Coppa Uefa, primo trofeo dell’era Moratti. Venerdì sera Antonio Conte prova ad emulare il Signore della panchina alzando al cielo del Rhein Energie Stadion di Colonia analogo trofeo (oggi si chiama Europa League) che, anche in questo caso, sarebbe il primo dell’era Zhang. Ora come allora - almeno sulla carta, ma non certo nella convinzione dei rispettivi allenatori - la Beneamata non partiva con i favori del pronostico. Allora la Lazio in campionato era imbattuta con i nerazzurri (3-0, 1-1) e Ronaldo (il Fenomeno) aveva fatto gol a tutte le difese italiane tranne a quella biancazzurra. Oggi il Siviglia detiene il record di vittorie in Coppa Uefa-Europa League (5) di cui tre dal 2013 al 2016 e prima di arrivare in finale si è imposta senza grandi rischi nell’ordine a Roma, Wolverhampton e Manchester United.
Conquistare la Coppa per l’Inter sarebbe il modo più bello per onorare Gigi Simoni, uno dei tecnici più amati dal popolo nerazzurro che più degli altri ha saputo comprendere lo spirito interista, scomparso il 22 maggio scorso. Simoni e Conte sono due tecnici molto diversi. Nel modo di comunicare in campo e fuori, di esprimere la propria leadership, di rapportarsi con i calciatori e con l’ambiente, di misurare parole e gesti. Così diversi, ma così uguali su un punto fondamentale: concentrazione e determinazione. Perché Gigi Simoni quella magica sera al Parco dei Principi la partita la vinse prima ancora di giocarla. Parlando al cuore dei suoi ragazzi con quel suo modo pacato, ma fermo e deciso. Perché quell’Inter 1997-98 non era affatto rassegnata, come i soliti soloni da salotto volevano far credere, nonostante le polemiche della sfida scudetto di 10 giorni prima con la Juventus. Tutti, e in primis il Comandante in capo, erano decisi a riprendersi in Europa quanto era stato loro negato in Italia.
E il mister gentiluomo, spesso colpevolmente etichettato come «difensivista» e dato già in partenza con Zaccheroni pronto a subentrare, mandò in campo una formazione super offensiva dimostrando alla Lazio che la sua Inter non aveva paura di nessuno. Simoni accanto a Ronaldo piazzò Zamorano e Djorkaeff spostando Winter sull’esterno. Un capolavoro tattico. Tre a zero senza storia con il brasiliano, autore del terzo gol, autentico mattatore. «Mister tranquillo, ci penso io. Però se vinciamo ti taglierai tutti i capelli» le parole di Ronny all’allenatore che ha stimato più di ogni altro. E Simoni, uomo di parola, il giorno dopo il trionfo si sottopose - con l’immancabile sorriso - al rasoio dell’improvvisato barbiere fuoriclasse del pallone. Anche Conte, senza essere blasfemi, ha in squadra il suo personale Ronaldo. Si chiama Romelu Lukaku. Non c’entra niente con il pallone d’oro brasiliano, ma su di lui, nei momenti difficili, puoi sempre contarci. Simoni-Ronaldo, Conte-Lukaku. Parallelismi che possono incrociarsi una sera lungamente attesa per gli InterNati che non vincono in Europa da 10 anni. E che possono contare da lassù sull’apporto di una persona speciale: Gigi Simoni. —
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