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Il gioiello caro a Leonardo ora rimasto prigioniero di incuria, degrado e rifiuti

Daniele Dei
Il gioiello caro a Leonardo ora rimasto prigioniero di incuria, degrado e rifiuti

Appello del volontari per salvare e riportare in auge la chiesa di San Pantaleone. È inserita nei “Luoghi del cuore” del Fai, in arrivo un libro e nuove iniziative 

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VINCI. Chiedono aiuto i volontari del comitato "Noi per San Pantaleo" che hanno raccolto circa 1.300 voti nella graduatoria dei "Luoghi del cuore" del Fai (Fondo ambiente italiano). L'obiettivo è quello di salvare la chiesa di San Pantaleone Martire nella piccola frazione di Vinci, incastonata tra le campagna di Toiano, Streda e Apparita, a cui era legata Caterina, madre di Leonardo, che qui visse prima di raggiungere il figlio a Milano nel 1493.

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Un gioiello che sta andando in malora, ultimo lembo della Diocesi di San Miniato, che ha avuto l'estrema mazzata nel settembre 2014 con l'arrivo del downburst, quando la bomba d'acqua si infiltrò ovunque rovinando quello che già era nel pieno dell'incuria. Nel 2016 crollò anche il grande ippocastano di fronte alla chiesa, che era stato lì per tre secoli resistendo a tutti i fatti della storia. Tanti volontari come Nicola Baronti e Camilla Boldrini, che ci hanno aperto le porte della chiesa di configurazione seicentesca, fondata nel 1200 e inserita anche nel novero degli edifici religiosi romanici, sono impegnati da anni per cercare di convincere la Diocesi sanminiatese a intervenire prima che tutto vada perduto.

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L'edificio è inagibile: si notano gli interventi alle travi in legno fatti coi fondi del Giubileo del 2000 e altre azioni eseguite nel 2007 dai volontari, che avevano rifatto gli infissi. Per il resto il legno è marcito, gli affreschi sono spariti, i piccioni sono di casa e anche i vandali, visto che sulle panche ci sono evidenti segni di impronte di scarpa. L'intero complesso, escluse chiesa e canonica, è di proprietà dell'Istituto diocesano del clero. Solo un appartamento è in affitto, il resto è vuoto o in malora. Un edificio, tra l'altro, minaccia gli altri sempre per problemi di infiltrazioni, riferiscono dal comitato di tutela. «Sarebbero ambienti ideali per poter creare un ostello, o un luogo di ritrovo per artisti», fanno sapere Baronti e Boldrini, giustamente consci del fatto per cui un grande investimento debba avere anche un ritorno. Tra l'altro il complesso di San Pantaleo, dal downburst ha iniziato anche a “parlare”: da sotto l'intonaco è sbucata una pietra con scolpito il disegno del nodo tanto caro a Leonardo da Vinci, che si ritrova anche nella sua opera. «Sembra quasi che il Genio ci mandi un segnale», ironizza Baronti a riguardo.

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Se poi non bastasse la situazione di questo luogo magico, c'è poi l'ignoranza delle persone che hanno preso di mira la vicina campana per la raccolta del vetro trasformandola in discarica a cielo aperto: qualcuno ha anche lasciato lì le vecchie luci natalizie. I volontari sono tenaci e dal primo appello di Renzo Cianchi nel 1974 stanno promuovendo eventi e pubblicazioni per riportare San Pantaleo in auge: lo scorso 27 luglio fu lanciata la candidatura per i luoghi del Fai (ora al 5° posto in Toscana) alla presenza di Alessandro Vezzosi e Rossana Ragionieri. Quest'ultima assieme a Sandra Ristori farà uscire a settembre un libro che raccoglie gli studi recenti su questo luogo della giovinezza leonardiana. Grande attenzione anche da parte della Fiaccola di San Pantaleone, il movimento mondiale che riunisce le comunità religiose dedicate a questo santo. «In vista della chiusura delle adesione dei "Luoghi del cuore" il 15 dicembre – concludono Baronti e Boldrini – stiamo pensando di rilanciare anche il premio "Carciofo d'Oro" che avevamo istituito una decina di anni fa con premiazione per l'Epifania. Sarebbe un altro evento per riaccendere i riflettori su questo luogo».

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