Il lutto
Galante: "Che gioia nel 1998. L'Inter adesso vola, ma col Siviglia serve la testa"
Parla l'ex difensore nerazzurro protagonista nella squadra di Simoni e Ronaldo che vinse la Coppa Uefa a Parigi contro la Lazio
Fabio Galante sa come si fa. Oggi è ambasciatore dell’Inter nel mondo, ma nel 1998 era un giocatore della Beneamata e allora - maglia nerazzurra sulla pelle - sollevò al cielo di Parigi quella che all’epoca si chiamava Coppa Uefa: «Quest'anno - dice l'ex difensore - ricopro un ruolo istituzione, dopo una parentesi da osservatore, rapresento l'inter nel mondo. Mi fa piacere. Significa che qui ho lasciato il segno e che la gente mi vuole bene. La finale nel '98? E’ un ricordo indelebile perché provenivamo dalla sconfitta ai rigori nella finale dell’anno prima a san Siro contro lo Schalke 04. Fu una gioia immensa».
Dicono che vincere un trofeo con la maglia dell’Inter abbia un sapore più intenso del normale. E’ così?
«È vero. Purtroppo l’Inter nella sua storia ha vinto molto meno di quanto avrebbe meritato e allora quando i nerazzurri si avvicinano un traguardo di prestigio pathos, emozione e attesa sono ai massimi livelli. Forse chi è più abituato a vincere si gode meno questi momenti».
Il pokerissimo servito in semifinale allo Shakhtar rischia di generare un retro pensiero di imbattibilità nei nerazzurri?
«Non credo. Antonio Conte è un allenatore che non ammette cali di tensione, men che meno in prossimità di un appuntamento così importante. Non solo. In questa squadra ci sono giocatori così esperti che nnon allenteranno mai la concetrazione».
Però quel 5-0 ha impressionato e l’Inter con il Siviglia parte favorita. No? «Contro lo Shakhtar l’Inter ha stradominato, ma la finale è un’altra storia. Non dimentichiamo che si gioca a porte chiuse e questo rende del tutto particolare il clima della partita. E poi basta vedere come molti pronostici siano stati ribaltati sia in Champions che in Europa League. Vi sareste mai immaginati il Lione che elimina la Juve e il City o lo stesso Siviglia che estromette lo United? Serve attenzione».
L’eventuale vittoria potrebbe essere l’inizio di un ciclo?
«Perché no? L’Europa League costituirebbe una buona base, ma ritengo che il ciclo sia già iniziato da un paio d’anni con l’avvento della proprietà Suning e di Spalletti in panchina. Venerdì l’Inter ha la grande opportunità di alzare un trofeo e di cambiare la storia dei prossimi anni perché vincere porterebbe entusiasmo, farebbe lavorare meglio, invoglierebbe i top player a indossare la maglia nerazzurra».
Facciamo gli scongiuri. Ma se dovesse andar male?
«In effetti l'ambiente nerazzurro è soggetto a enormi sbalzi d'umore. Si va dall'entusiasmo più sfrenato alla depressione. E' chiaro che tutto dipende dai risultati. Guardate la parabola di Conte: un mese fa era sulla graticola, adesso è l'uomo del momento. Credo che anche in caso di sconfitta, l'Inter dovrebbe comunque essere fiera del lavoro di quest'anno. Rammarico sì, certo, ma anche la consapevolezza che questo gruppo ha disputato un ottimo campionato da 82 punti, uno solo meno della Juve, e ha messo insieme cifre di alto livello: miglior difesa con 36 reti incassate, la coppia Lukaku-Lautaro che di gol ne ha segnati ben 54 . Da qui si dovrà ripartire. Ho grande fiducia in Conte, in Marotta e Ausilio».
Galante, veniamo al sodo: chi la decide la finale? «Antonio Conte non parla mai dei singoli. Lui preferisce ragionare sempre in termini di collettivo, ma la doppia Lukaku-Lautaro può far decollare l'Inter.. ». —
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