Toscana
«Pirlo da alunno a professore Meglio fare un po’ di gavetta»
L’ex tecnico critica la promozione: «Giocare e allenare sono due mestieri diversi» Il rimpianto: aver bocciato un giovane Altobelli. L’orgoglio: aver lanciato Cassano
Roy Lepore / viareggio
L'ex allenatore di calcio Eugenio Fascetti, è stato l'ospite di Versilia Football Planet Friends, andata in onda su Noi Tv che ha avuto in collegamento diretto il dg della Spal, Andrea Gazzoli e Alberto Di Chiara, ex allenatore e procuratore, che fra l'altro era con Fascetti a Lecce quando i pugliesi conquistarono la prima promozione in serie A e gli è ancora riconoscente di quella bella esperienza.
Eugenio Fascetti, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 a Varese con il preparatore atletico Enrico Arcelli ha segnato una svolta non solo nella propria vita professionale, ma anche nel calcio italiano. Ha conquistato cinque promozioni dalla serie B alla A, una vittoria nel campionato di serie C, una salvezza partendo da -9 punti di penalizzazione alla guida della Lazio. Il tecnico è stato alla guida anche del Torino, Verona, Lazio, Lecce, Bari. Da giocatore nella stagione 1960-61 ha vinto uno scudetto con la Juventus. Ed a proposito di questo, inevitabile sentire una sua opinione in merito all'esonero di Maurizio Sarri e alla promozione in tempi rapidi in prima squadra di Andrea Pirlo sulla panchina bianconera. «Solo nel caso di vittoria della Champions League Sarri sarebbe stato confermato - dice Fascetti - Dopo pochi giorni dalla presentazione di Pirlo come tecnico della formazione Under 23 della Juventus, è arrivata la promozione. Da alunno si è ritrovato professore talmente in fretta, mentre addirittura sta studiando sui banchi di Coverciano. Credo che sarebbe opportuno fare prima un po' di esperienza cominciando dalle categorie più basse prima di arrivare alla vetta. E invece non è il solo. Vedremo come se la caverà.Un conto è fare il giocatore e un altro è fare l'allenatore. Sono due mestieri diversi. Parecchi grandi giocatori hanno fallito come allenatori. Bisogna prima fare scuola».
Sollecitato sugli allenatori di ora che lo hanno maggiormente colpito, non ha esitato a dire Eusebio Di Francesco, approdato al Cagliari. «L'ho avuto da calciatore, quando allenavo la Lucchese. E' una persona seria e squisita, con ottime idee, mi auguro che faccia bene in questa sua nuova esperienza professionale». L'attenzione si sofferma sulla Var che ha modificato il modo di gestione di una partita di calcio da parte degli arbitri: «Troppe sono le interruzioni nel corso di una partita, alla fine era meglio forse quando non c'era nulla. Sarei quasi per abolirla come la moviola un tempo, il calcio di una volta, forse era migliore. In questo moderno non c'è più la schiettezza di prima». Troppi rigori nel calcio attuale? «Sarebbe opportuno rivedere le regole, altrimenti si rischia che debbano essere fatti degli allenamenti specifici su come evitare i falli di mano nel corso di una partita. Basta che il pallone venga toccato di mano in area che vengono assegnati rigori».
L'ex tecnico non ha esitato a dire che l'esonero di Leonardo Semplici da parte della Spal, non è stata una decisione giusta per sostituirlo con Luigi Di Biagio, reduce dall'esperienza in Figc, che è poi retrocesso in serie B. «Sono andati alla ricerca del gioco spettacolare, ma in questo caso allora per questo si deve andare in teatro, per centrare la salvezza ci sarebbe voluto, se volevano cambiare, un allenatore esperto». Fascetti non ha nascosto di essere da sempre un tifoso dell'Inter: «Questa squadra l'avrei allenata anche gratis, ma il presidente Massimo Moriatti, che ho incontrato spesso anche a Viareggio, non ha mai pensato a me».
Oltre che la sua bravura, quando era in panchina, mister Fascetti ha svelato un aneddoto, dimostrando anche di saper fare autocritica.«Quando allenavo in quarta serie venne a provare alla Fulgorcavi Latina, un ragazzo di nome Alessandro Altobelli, ma era troppo alto e magro. Avevamo già un giocatore simile, quindi non lo presi. Poi è diventato addirittura campione del mondo. Mi pento ancora oggi di questa decisione».
Infine la scoperta di Antonio Cassano al Bari. «Ho allenato questa squadra nel momento giusto.Un giorno venne Biagio Catalano, il mio secondo e mi disse che nella squadra allievi c'era un giocatore bravo, riferendosi a Cassano. Il giovedì di solito facevamo la partita infrasettimanale a ranghi misti gli dissi di venire al campo, mi resi conto subito che era un talento. Dopo venti giorni lo feci esordire in serie A. E' un giocatore che ha dato al calcio solo il 60% del suo potenziale tecnico, ma questo era Cassano».
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