Il dolore
Il calcio intelligente e la scuola di Marcello
Avete capito perchè l’Italia 2006 ha vinto il Mondiale? Perchè era un gruppo formato da persone intelligenti, prima che da ottimi calciatori. C’era gente più forte di noi, eppure un distinto signore viareggino, Marcello Lippi, sapeva che alla fine quella Coppa l’avrebbe alzata lui, nella notte di Berlino. Perchè quei ragazzi con la maglia azzurra, molti di loro almeno, capivano già il calcio come nessuno, vedevano oltre. Non avevi bisogno di allenarli, quei ragazzi, lo facevano già da soli. Dovevi, semmai, solo motivarli, alzare e abbassare con sapienza la soglia della loro tensione nervosa: al resto avrebbero pensato loro.
Sono tutti figli di Marcello, questi giovani allenatori che stanno conquistando l’attico del nostro calcio. Pirlo, l’ultimo ad essere ammesso al club, in campo era il radar, la coscienza, il termometro della squadra: vuole esserlo anche nella Juve, prima evoluzione senza rete della sua carriera. Gattuso sbuffava in campo come sbuffa e suda in panchina, ma in pochi mesi ha rivoltato il Napoli come un calzi no, un impasto di tattica e carattere. Pippo Inzaghi ha lenito le ferite milaniste e bolognesi con una promozione da record a Benevento: era in A già da febbraio. Alessandro Nesta sta tentando di riportare il Frosinone in paradiso, Fabio Grosso ha già assaggiato piazze come Verona e Brescia, Fabio Cannavaro sta vincendo in Cina. E presto arriverà Daniele De Rossi. Sarà lui l’ultimo figlio di Marcello. —
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