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IL CALCIO E IL COVID 

Lo strano, misurato scudetto senza clacson e tifosi in piazza Signora, quando la gioia è intima

G.B.

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Qualche timido clacson, un pugno di tifosi in piazza San Carlo, classica location celebrativa nel cuore di Torino. Qualche bandiera che spuntava dalle auto, nella notte di sabato, in giro per l’Italia. E una festa che si è celebrata, sobriamente, soprattutto sui social. Sarà l’anno del Covid, sarà il timore di unirsi a tante altre persone, sarà che il lungo lockdown ci ha tolto un pò di voglia di far festa. E sarà anche che lo scudetto della Juve è stato forse il meno esaltante dei nove vinti in striscia, tecnicamente non ineccepibile come tutti gli altri e arrivato al termine di una stagione strana, lunga quasi un anno. Insomma, la gens juventina ha preferito la via morigerata alla felicità. 36 scudetti (o 38, punti di vista) sono davvero tantissimi e nove titoli di fila non li ha vinti nessuno nei cinque campionati top del continente, eppure lo champagne è stato aperto senza clamori, quasi con circospezione. Le immagini della premiazione, subito dopo l’ultima, inutilissima partita persa con la Roma, sono il paradigma di quest’aria strana, di questo ambiente rarefatto. I giocatori chiamati uno ad uno sul palco, costretti a salutarsi uno con l’altro senza il boato della gente, le medaglie messe al collo con un sorrisetto, la consegna della Coppa e il cannoncino della Lega che sparava coriandoli davanti alle tribune spioventi sul campo, e vuote, dello Stadium. Una scena un pò lunare. Poco da fare, questo è il calcio che ci è toccato in sorte in questo anno orribile e che, in un modo o nell’altro, ha completato il suo cammino stagionale. Ha vinto ancora la Juve, assuefatta ormai a quel triangolino sul petto che gli altri sognano. Ha vinto Torino, città difficile a scaldarsi, che ha percorso la via della sobrietà. Immagini completamente diverse dalle celebrazioni sopra le righe di Napoli, dove a metà giugno, dopo la conquista della Coppa Italia da parte della banda di Gattuso, nel centro della città si riunirono migliaia di persone con un dribbling al distanziamento sociale e all’obbligo di mascherine che fece discutere a lungo. Napoli che vinceva un trofeo dopo lustri di digiuno, Napoli che ha un altro Dna. La Juve, senza macchine che strombazzano e gente nella fontana, ha fatto festa così: urla nel silenzio. —

G.B.

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