Gioco
Sarri, la vittoria dell’ironia «Le critiche? Non ascolto nemmeno mia moglie...»
La notte speciale del tecnico toscano. «I bambini sognano lo scudetto, io l’ho vinto da vecchio Bravissimi i ragazzi, se hanno conquistato il titolo con me vuol dire che sono proprio forti»
TORINO
Si è dovuto adattare, in tutto eper tutto, allo stile Juve. Ha rinunciato alla sua amata tuta e anche a un pò di sarrismo, perché di bel calcio fino ad oggi se n'è visto poco. Eppure, ha avuto ragione lui: Maurizio Sarri è diventato campione d'Italia, il coronamento di un sogno da quando era ragazzino. «E' un'ambizione che hanno tutti i bambini, io ce l'ho fatta da vecchio», l'ironia del tecnico per celebrare il suo primo titolo italiano. Già, l'ironia, una delle peculiarità che più lo contraddistinguono, anche perché c'è un altro passaggio fondamentale nella prima notte di Sarri scudettato. «Se avete vinto con me che non ho mai vinto, vuol dire che siete proprio forti» la battuta a Ronaldo e soci negli spogliatoi dello Stadium durante la festa a base di spray in testa, spumante stappato e un'immancabile sigaretta in bocca. «Te la sei meritata, mister», il siparietto televisivo insieme a Szczesny, mentre gli passava una 'bionda'. E' anche da episodi come questi che si percepisce quanto Sarri sia entrato in sintonia con i suoi ragazzi. «Appena arrivato vedevo soltanto campioni e fuoriclasse, ora vedo le persone e gli uomini - continua l'allenatore - perché da un rapporto professionale, con il tempo, si è passati a qualcosa di più. E dopo il lockdown li ho trovati cresciuti dal punto di vista umano, e quando si migliora come uomo si migliora anche come calciatori». Per Sarri è stata anche l'occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe: «Non so se sono sottovalutato, ma posso dire che di allenatori italiani in attività che hanno vinto in Italia e in Europa ce ne sono molto pochi. Ogni anno chi guida la Juve è bersagliato dalle critiche, è un aspetto che fa parte del ruolo e io per carattere non lo soffro perché sono concentrato soltanto sul campo, a volte non mi sfiora nemmeno ciò che mi dice mia moglie», l'affondo del tecnico. «Il primo pensiero va a tutti quelli cui fai fare dei sacrifici come lo staff e la famiglia, ma anche al mio amico Aurelio Virgili - confida Sarri - perché è capitato che lo chiamassi di notte per confrontarmi e sfogarmi: penso a tutte queste persone, alle quali togli qualcosa e ti vengono in mente quando raggiungi l'obiettivo». —
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