Attenzione
Il sarrismo? Non si vede
Primo titolo per Maurizio, ma il suo gioco non decolla ancora
Vincere uno scudetto, per un allenatore, è sempre il massimo che c’è. E la prima volta è un’emozione difficile da raccontare. Succede, però, che dietro a un grande successo professionale ci sia un vago senso di incompiuto, una gioia non completa, un retropensiero, un retrogusto non esattamente dolce.
Per Maurizio Sarri il salto dalla panchina del Sansovino al titolo poteva essere il completamento di un cammino pieno di difficoltà ma alla fine esaltante. L’uomo, che è sostanzialmente burbero e non incline ai grandi entusiasmi, se la sarà goduta intimamente, questa vittoria. Senza nascondere a se stesso, però, che il suo lavoro non è completo, il suo modo di concepire e immaginare il calcio raramente si è visto in questa strana e difficile stagione. Il sarrismo puro, quello del Napoli e (a tratti) del Chelsea nella Real casa bianconera non ha attecchito, o meglio non ancora. Si sono visti solo dei lampi, degli squarci di azzurro in un cielo mai completamente sgombro di nuvole. Sarri, insomma, ha vinto grazie allo spessore tecnico dei suoi uomini e per la forza intrinseca di una rosa che in Italia può vincere per inerzia. Ha vinto perchè i bagliori di Ronaldo, le invenzioni di Dybala, qualche contributo del centrocampo e del nuovo fenomeno de Ligt hanno risolto partite che tatticamente si erano pericolosamente incartate. Lui ha preso e portato a casa, compiendo la prima parte della sua missione (adesso c’è la Champions...) ma i tifosi non sempre hanno gradito e gliel’hanno fatto sapere, perchè al tempo dei social non si scappa. Gli rimproverano un gioco abbastanza prevedibile, mai troppo rapido, quel possesso palla che inchioda l’avversario ai limiti della propria area, ma senza trovare poi i tagli, le varianti, le bollicine che avevano incantato Napoli e lanciato Maurizio tra i nuovi guru del pallone. La Juve sarriana, insomma, assomiglia sempre troppo a quella di Allegri, dove spesso il bel gioco è stato sacrificato sull’altare del risultato. Un pochi altri club al mondo vincere conta come alla Juventus, e Sarri lo sa, ma in cuor suo si era illuso di formare la Signora a sua immagine e somiglianza, come il Gasp con l’Atalanta , De Zerbi con il Sassuolo e anche Conte con l’Inter: non ci è riuscito ancora. Ma Paratici è stato chiaro: Sarri porterà avanti il suo progetto, magari con uomini più adatti alla sua filosofia. Che abbia chiesto i fedelissimi Jorginho ed Emerson Palmieri non è un caso. —
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