Gioco
Pazzesco Marquez martedì operato, domenica sarà in pista, via libera dei medici
Perplesso il prof. Tranquilli: troppo rischioso, è un azzardo da Rossi a Baggio a Zurbriggen, gli altri recuperi-lampo
BARCELLONA. Marc Marquez, operato martedì a Barcellona per ridurre la frattura dell'omero destro, ha ricevuto il via libera dei medici di Jerez e sarà in pista per il gran premio di Andalusia di domenica. Sul sito ufficiale della Motogp è stato infatti confermato l'ok a correre da parte dello staff sanitario. Il campione del mondo spagnolo non dovrebbe partecipare alle libere, ma porterebbe la sua Honda direttamente nelle qualifiche di sabato.
«I medici si assumono una grossa responsabilità dando l'ok a Marc Marquez di correre. Evidentemente confidano molto nei loro metodi di valutazione», spiega il professor Carlo Tranquilli, direttore dell'Istituto di Medicina e Scienza dello Sport, esprimendo le sue perplessità pensa soprattutto agli «effetti devastanti» che un'ulteriore caduta potrebbe avere sull'omero del pilota spagnolo. «Parliamoci chiaro - spiega Tranquilli - siamo ben lontani dai tempi fisiologici di guarigione dell'osso, anche se le moderne tecniche di intervento fanno effettivamente miracoli. Un altro incidente potrebbe mettere a rischio la funzionalità dell'arto ed allora sì che i tempi di recupero si allungherebbero. Marquez è stato già 'fortunato' a non subire lesioni al nervo radiale, piuttosto frequenti in questo genere di fratture. Del resto mi sembra che lo stesso professor Mir, che lo ha operato, fosse prudente sui tempi di recupero, parlando di Brno, ai primi di agosto».
Si parla spesso di 'recuperimiracolosi' ma sono passione, determinazione - insieme all'aiuto della scienza medica sempre più evoluta - e spesso anche un pò di follia a riportare rapidamente all'agonismo atleti che un infortunio sembrava aver messo fuori gioco a lungo. Sono molti i precedenti che raccontano le accelerate degli sportivi, anche a costo di rischiare. Mondiali di calcio USA '94. Franco Baresi, capitano dell'Italia si infortuna. La diagnosi è preoccupante: lesione meniscale al ginocchio destro. Segue un intervento in artroscopia. Il paziente è così motivato che torna in campo il 17 luglio, in tempo per la finale contro il Brasile, appena 25 giorni dopo. Un altro sogno mondiale che sembra spezzarsi è quello di Francesco Totti, il 19 febbraio 2006, quando un intervento dell'empolese Richard Vanigli rischia di compromettere la carriera del capitano della Roma. Frattura del perone, almeno 5 mesi di stop, ma dopo 100 giorni Totti sta già correndo verso il titolo. Nella partita tra Parma e Brescia, Coppa Italia 2004, Roberto Baggio subisce la rottura del legamento crociato del ginocchio destro e lesione del menisco esterno. Un infortunio gravissimo, ancora di più per un trentaseienne. Ma il 'divin codino' non si arrende e 81 giorni dopo l'intervento torna in campo. Altro caso esemplare è quello dello sciatore Pirmin Zurbriggen che, poco dopo essersi seriamente infortunato a un ginocchio (venne operato al menisco) durante la sua prima vittoria in discesa sulla Streif di Kitzbühel, riuscì a conquistato la prima delle sue 4 Coppe del Mondo in classifica generale nel 1984. Valentino Rossi, nel 2010, al Mugello, in prova riporta la frattura esposta di tibia e perone della gamba destra.
Seguono due interventi, ma 30 giorni dopo Rossi è in sella ad una Yamaha SBK, sulla pista di Misano. Dopo 41 giorni è in gara: al Sachsenring è quarto. Stoicismo puro quello che dimostra Jorge Lorenzo ad Assen, nel 2013. Lo spagnolo il giovedì scivola sull'asfalto bagnato durante le libere, spezzandosi la clavicola sinistra. Addio gara? Macché. Vola a Barcellona, si fa applicare un'armatura di viti e piastre, torna al circuito il sabato mattina per la visita medica ed a sole 36 ore dall'operazione è in gara. Finisce quinto, ma i colleghi lo celebrano come se avesse vinto.
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