Sicurezza
Il sesto uomo più forte che c’è Iguodala, asso in panchina
Stella a Philadelphia per 8 anni, ma per vincere tre anelli Nba ha dovuto fare la riserva di lusso a Golden State: un grande racconto del mondo del basket americano
GIORGIO BILLERI
Un giorno scopri di non essere più un giocatore da quintetto base. O almeno, di non esserlo per l’allenatore che hai scelto e ti ha scelto. Solo un uomo (e un giocatore) intelligente come Andre Iguodala poteva capire che la svolta della sua carriera poteva essere proprio la riconversione da uomo franchigia, come era stato negli otto anni a Philadelphia, a sesto uomo. Il primo delle riserve, il meglio dei “normali”, quello che meglio di tutti sa leggere le partite, la chimica del gioco, quello che entra e spariglia le carte, perchè è forte come i primi 5 che iniziano la partita. «Il sesto uomo» è proprio il titolo della gustosa, avvincente biografia di Andre Iguodala, classse 1984 da Springfield, Illinois. Uno spaccato veritiero, a volte impietoso del mondo del basket americano: da quello pieno di contraddizioni del college, dove dominano i mai troppo confessati interessi economici e gli allenatori cannibali, e quello della Nba, un circo senza pietà, che ti spreme per 82 partite all’anno, e ti strapaga certo, ma a prezzo di sofferenze indicibili per i giocatori. Sul piano fisico, quando le giunture urlano e le ginocchia si sgretolano giorno per giorno, ma soprattutto sul piano mentale. Il libro, edito in Italia da Add, è il racconto della vita del tre volte campione Nba con la maglia dei Golden State Warriors, uno dei migliori difensori NBA della sua epoca un veterano che, a 37 anni d’età e dopo 16 stagioni, sarà ancora in campo ad Orlando per tentare l’assalto alle Finals NBA con i suoi Miami Heat. Uno dei punti cardine del libro è l’ossessione di Golden State per i Bulls di Jordan e Pippen. Chi era meglio? «Considerando tutto ciò che di pazzesco girava attorno alla squadra direi che l’umore e lo stato d’animo all’interno del nostro spogliatoio - racconta Iguodala - sono sempre stati molto solidi. Se devo paragonare le due situazioni, mi viene in mente quando Jordan raccontava di come non potesse andare da nessuna parte perché tutto il mondo sembrava volergli stare vicino, avere un pezzo di lui. È molto simile all’interazione coi tifosi che abbiamo vissuto noi, amplificata ancora di più dalla presenza dei social media». Un libro-evento, per chi ama il circo dei professionisti americani e vuole entrare tra le pieghe quotidiane di un romanzo che non sempre viene letto nel modo giusto. Come quella volta che a Iguodala venne chiesto di annullare Lebron: missione quasi impossibile. «Lui anticipa le tue mosse difensive, e così devi essere tu a fregarlo, ad anticiparlo, a togliergli le certezze. Oppure l’incontro con un mito mai abbastanza celebrato come Allen Iverson, uno dei talenti più limpidi, offensivamente parlando, della storia del gioco. E poi, tanti aneddoti, tanti nomi, tante storie dal cilindro di Iguodala, il più grande dei sesti uomini. —
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