Il Tirreno

Sport

F1: LA CRISI DELLA ROSSA 

Ferrari, qui nessuno è innocente Tecnici, piloti e manager nel caos

Stefano Mancini
Ferrari, qui nessuno è innocente Tecnici, piloti e manager nel caos

Oltre ai limiti tecnici e due guide che non si amano il Cavallino perde peso politico Durante il lockdown i rivali hanno migliorato la macchina, Maranello invece no 

2 MINUTI DI LETTURA





Stefano Mancini

In fondo poteva andare anche peggio: pensate se la colpa dell’incidente nel Gran premio di Stiria fosse stata di Vettel quale processo si sarebbe aperto. I piloti non sono il primo problema della Ferrari: Leclerc ha sbagliato, così come era stato bravissimo una settimana prima a salire sul podio. Punto.

L’emergenza è globale. C’entra la macchina e quindi chi l’ha pensata e prodotta, chi ha scelto le persone, chi ha organizzato il lavoro, dai vertici in giù. E c’entra il peso politico della Scuderia di Maranello, dal conten\zioso sul motore scoppiato nel finale di campionato 2019 fino al voto favorevole alle nuove regole «per il bene dello sport» più che della squadra. Come è giusto.

Accadde anche negli Anni Duemila: per fermare lo strapotere di Schumacher, la Federazione internazionale dell’auto modificava di continuo le regole. Nel 2005, quando vietò il cambio gomme in gara, la Ferrari andò in crisi. Al settimo anno di strapotere, la Mercedes continua invece a godere del regolamento che contribuì a scrivere e che riesce a sfruttare al limite, vedi lo sterzo magico.

Debole in politica estera, la Ferrari lo è stata anche quando è scoppiata la grana del motore troppo potente.

Dopo aver preso sberle in Belgio e a Monza, Mercedes e Red Bull accusarono il Cavallino di barare. Senza alcuna prova, al di là del cronometro. La Fia controllò (ha il potere di guardare ovunque), non trovò nulla di irregolare, ma convinse la Ferrari a rinunciare a soluzioni che le garantivano una superiorità tecnica. Di cosa si trattasse non si sa, la vicenda si è chiusa con un accordo segreto.

L’unica certezza è che ora il motore è il punto debole e non c’è speranza di migliorare perché tutte le modifiche sono state congelate. Tutte, tranne quelle apportate dalla Honda, che non ha osservato il lockdown da coronavirus perché in Giappone non era obbligatorio. Fino all’anno scorso, i cavalli della power unit prodotta a Maranello erano in grado di sopperire ai difetti di aerodinamica.

Adesso il problema è raddoppiato: pochi cavalli (dello stesso problema soffrono anche Alfa Romeo e Haas) e aerodinamica del tutto inefficiente. Su questo secondo aspetto ci sono margini di miglioramento.

Forse si sarebbe già visto un passo avanti già a Spielberg domenica scorsa, ma la battente pioggia durante le qualifiche e l’incidente al primo giro della gara hanno impedito una valutazione delle novità. Altri pezzi arriveranno domenica prossima a Budapest, dove si correrà il terzo Gran premio consecutivo.

La Mercedes teme solo la Red Bull, la Ferrari si gioca il terzo posto con Racing Point e McLaren. Almeno per il momento, almeno se non cambierà qualcosa nel giro di pochi giorni. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web