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Dalle stelle e i sogni di Villa Cappugi all’amara realtà dell’autoretrocessione

Elisa Pacini
La festa a Villa Cappugi
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La festa a Villa Cappugi

Esattamente un anno fa c’era la festa per rilanciare l’OriOra Pistoia, un progetto che purtroppo è naufragato

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PISTOIA. Giorni duri per gli anniversari in casa Pistoia Basket: qualche giorno fa (lunedì 22 giugno) la settima candelina del compleanno della promozione in A1 sull'amara torta di un club che ha appena annunciato la fine dell'avventura nella massima serie, non più sostenibile a livello economico. Oggi un anniversario assai meno scintillante, nonostante sia quello della passerella andata in scena un anno fa esatto a Villa Cappugi, location suggestiva per l'inizio del "nuovo corso" del marketing biancorosso targato Maurizio Laudicino, a cui il club aveva affidato l'immagine di una ripartenza di slancio che cancellasse la retrocessione (quella sì sul campo) scansata solo per i conti in regola. A 12 mesi esatti da quel nuovo inizio mai avvenuto, il Pistoia Basket si lecca le ferite. Si ritrova in A2, con i problemi di vecchia data acuiti dalla crisi economica vigente, con due uscite eccellenti nel portafoglio degli sponsor (i Carrara e il forte ridimensionamento di OriOra) e nessuna nuova entrata dello stesso rilevo.

«Abbiamo gettato tanti semi, ora aspettiamo i frutti» la frase che ci siamo sentiti ripetere da via Fermi alle nostre continue domande durante l'anno, sull'andamento della ricerca di sponsor, dell'allargamento della base economica del club partita dal “restyling” dell'immagine da vendere come ripetuto Capecchi, Peluffo e Caso anche nella conferenza stampa di mercoledì.

«Un percorso che si è fermato quando stava dando i suoi frutti» hanno detto i dirigenti che hanno paventato contatti in essere, tutti interrotti a quanto pare con il congelamento del campionato. La chiusura anzitempo della stagione non ha aiutato il nuovo corso biancorosso, neppure quello del marketing: eppure qualche risultato in altri settori c'è stato nonostante si sia giocato solo cinque mesi. Ad iniziare dal bel libro senza finale che avevano iniziato a scrivere i ragazzi di Carrea sul campo arrivando a due terzi della stagione ad esser fuori dalla zona retrocessione. Passando alla crescita dell'impatto social della comunicazione del Pistoia Basket, tra i dieci club in ascesa come incremento dei tifosi virtuali in questo campionato. Sul fondamentale versante del marketing, tutto sembra essersi fermato alla lustratina estiva. A quel “Carnevalino” di Rio della scorsa estate, tra canzoni, cabaret e belle ragazze in bikini, che hanno sicuramente movimentato la piazza ma a cui è seguito ben poco di concreto. Una passerella continua in cui Carrea e i suoi hanno provato a far passare quel messaggio di umiltà e fatica con cui erano consapevoli la loro squadra dovesse presentarsi al ballo della serie A. Tanto da sembrare gli unici con i piedi per terra in un estate che aveva illuso il popolo biancorosso.

Un'immagine glitterata che stride ancor più ora, da quell'A2 scelta per non essere schiacciati da quei problemi economici di vecchia data che intanto hanno sancito la rinuncia all'A1. Problemi seri che non si risolvono in pochi mesi certo. Ma se, con i casting stile “Saranno Famosi” ci si era riproposti di strizzare l'occhio ai giovanissimi, le presenze in picchiata al PalaCarrara dicono che l'obiettivo è fallito. Lodevoli iniziative come la gita regalo ad un tifoso avversario, la rete solidale col territorio (che non è mai mancata nemmeno prima) sono essenziali ma non bastano per risollevare un settore di lavoro in cui la società è tornata ad investire dal 2016. Sprecando in tre anni, l'eredità del biennio di collaborazione con Matteo Mantica, a cui si devono tra le altre cose, la spinta alla nascita del Consorzio Pistoia Basket City, il lancio degli abbonamenti a prezzi vantaggiosi già all'inizio dell'estate o il Forza Pistoia Village ricco di iniziative. Dopo una falsa partenza, il nuovo corso non può sbagliare quest'anno. —

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