La manifestazione
Coronavirus, club in rivolta Fluminense e Botafogo «Non vogliamo giocare»
RIO D EJANEIRO
Mentre il Brasile celebra in questi giorni la Selecao del 1970, che vinse i Mondiali di quell'anno e viene definita la migliore di tutti i tempi, la ripresa agonistica è nel caos totale. Il presidente Jair Bolsonaro ha espresso il desiderio che tutto il calcio riprenda, ma per ora lo ha fatto solo il campionato carioca, quindi dello stato di Rio, con la sfida fra Bangu e Flamengo finita 3-0 per i rossoneri campioni del Sudamerica. Le due squadre hanno giocato al Maracanà proprio mentre nell'ospedale da campo allestito accanto al celebre stadio morivano delle persone di coronavirus, come hanno fatto notare alcuni media locali. Ma ora l'unico torneo in tutto il Sudamerica ad aver ripreso rischia già di fermarsi: infatti il sindaco di Rio Marcelo Crivella ha deciso di accogliere la richiesta di Fluminense e Botafogo che, sostenuti dalla richiesta della maggior parte dei rispettivi tifosi hanno chiesto di non scendere in campo. Il sindaco ha dato loro ragione. Il Botafogo, i cui giocatori si allenano ancora 'on line' da casa, ha reso noto che cinque suoi calciatori e sei membri dello staff tecnico sono risultati positivi al Covid-19. I nomi non sono stati resi noti: in tutto il club ha fatto svolgere nell'ultima settimana più di 300 test. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
