Sicurezza
Il rugby inglese boccia lo storico inno: è schiavista
LONDRA
"Swing Low, Sweet chariot", l'inno non ufficiale dell'Inghilterra di rugby, potrebbe presto essere bandito da Twickenham dopo che la Federrugby inglese ha deciso di riesaminare la canzone per i suoi legami con lo schiavismo. Ormai diventato uno dei più famosi inni della palla ovale, "Swing Low, Sweet chariot" non è stato scritto da un inglese, ma da Wallis Willis, uno schiavo della popolazione dei choctaw, vissuto in Oklahoma nell’800. Inciso a inizio '900, il brano era stato riproposta negli anni '60, durante le lotte per i diritti civili, per via dei suoi versi ispirati all'oppressione e alla voglia di libertà. Nel mondo del rugby ha fatto il suo ingresso nel 1987, in omaggio a Martin Offiah, soprannominato "Chariots", il primo rugbista nero a debuttare in nazionale. Negli ultimi giorni, però, dopo la morte di George Floyd e le tensioni registrate in molti paesi, l'uso dell'inno da parte dei tifosi inglesi ha sollevato dubbi e discussioni. «L’inno fa parte della cultura del rugby ed è cantato da molte persone consapevoli delle sue origini - ha commentato la Rfu - Ora stiamo riconsiderando il suo contesto storico e la nostra responsabilità nell'educare i tifosi a prendere decisioni informate». In soccorso all'inno è corso Maro Itoje, nazionale inglese di origini nigeriane: «Credo che nessuno a Twickenham lo abbia mai cantato con cattive intenzioni».
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